Gli studenti ricordano tra flash mob e “silenzio”

17 Novembre 2015

ROMA. «In quel minuto di silenzio ho pensato a quanto abbiamo bisogno di un nuovo sistema di integrazione e soprattutto di una nuova Europa», dice Antonio, terza media, istituto «Luigi Settembrini»...

ROMA. «In quel minuto di silenzio ho pensato a quanto abbiamo bisogno di un nuovo sistema di integrazione e soprattutto di una nuova Europa», dice Antonio, terza media, istituto «Luigi Settembrini» di Roma. «Nel #minutodisilenzio avevo sotto gli occhi una pagina su cui in neretto spiccavano biblioteca, mecenatismo e Virgilio. Ecco: vinca la cultura», twitta “Balbina”. «Non so come descrivere cosa ho provato durante il #minutodisilenzio. So solo che avevo la pelle d’oca e stavo per piangere», confessa “Scarlott” sul social network. Anche la scuola italiana, ieri, si è fermata per 60 secondi.

Seguendo l’invito del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, insegnanti e alunni hanno interrotto le lezioni, si sono alzati in piedi e, in silenzio, hanno dimostrato solidarietà e vicinanza al popolo francese. Quanto accaduto oltralpe li ha fortemente scossi. «Potrebbe succedere anche qui», osservano preoccupati alcuni studenti romani.

Ma nonostante il primo istinto sia quello di cambiare abitudini, sottolinea Giannini, «non possiamo farci sconfiggere dalla paura». Su invito di viale Trastevere, le scuole italiane avrebbero dovuto approfondire con gli studenti quanto accaduto venerdì in Francia. In tanti - lo si evince soprattutto dai social network - si sono confrontati con gli insegnanti, altri invece, denunciano alcuni studenti sempre su Twitter, non hanno ancora affrontato l’argomento. Ieri mattina al liceo classico «Giulio Cesare» di Roma, l’iniziativa di solidarietà per la Francia è partita direttamente dagli studenti che hanno organizzato un flash mob rispondendo all’appello «Pray for the world», contro ogni forma di terrorismo. Braccia al cielo e cartoncini blu, bianchi e rossi in mano, i ragazzi hanno ricreato una “bandiera umana” francese. Sui fogli colorati, appesi poi ai cancelli della scuola, le definizioni - secondo ciascuno di loro - di uguaglianza, libertà e fraternità. «Oggi - spiegano tre rappresentanti di istituto, Federica, Leonardo e Lorenzo - abbiamo organizzato dibattiti sul terrorismo e l’Is. La paura si sente, ma tutti sono concordi nel dire che la risposta non può essere il bombardamento. La paura va affrontata a mente lucida senza dimenticarsi che la libertà di tutti è l’arma più potente».

Anche nella vicina scuola «Settembrini» si è parlato a lungo di quanto accaduto a Parigi. «Nel fine settimana - racconta Matilde, una studentessa - abbiamo svolto una ricerca sull’Is per discuterne poi in classe. Io ho scelto di approfondire il tema del reclutamento delle donne alle armi». «Quando abbiamo sentito suonare la campanella, verso le 11.15, ci siamo alzati e siamo rimasti in silenzio - aggiunge Flavia - poi la campanella è suonata di nuovo e con l’insegnante abbiamo parlato di quanto accaduto a Parigi».