Gli ucraini festeggiano la Pasqua ortodossa

24 Aprile 2022

Tutta la notte svegli per preparare la pagnotta da benedire: «Ma per noi questo è un giorno doloroso»

PESCARA. Tutta la notte svegli a preparare la Paska, la pagnotta dolce tradizionale, simile a un panettone, da adornare con una candela e far benedire durante la messa. E poi, le uova lessate e colorate sul guscio da scambiarsi durante il pranzo come se fossero doni. I tre baci sulla guancia completeranno il rito pasquale degli ortodossi. Anche a Pescara oggi la comunità ucraina, residenti e sfollati, celebra la Pasqua ortodossa con le cerimonie liturgiche nelle chiese e quelle profane in casa o negli alberghi del territorio dove i profughi sono alloggiati.
La mattina di Pasqua i fedeli portano in chiesa i cesti di cibo, salumi, pane, dolci, vino, da far benedire, sfilando verso l'altare. Cibo che poi consumano durante il pranzo con le persone care. «È una festa molto triste con i nostri familiari, parenti e amici lontani, a combattere nel Paese in guerra», dicono le mamme, le nonne e le zie, ospiti con i loro figli negli hotel della riviera dove una settimana fa hanno festeggiato e si sono emozionati con i riti della liturgia cattolica, «per noi è una Pasqua diversa, ma ci consola la solidarietà dei pescaresi e ci commuove l’affetto con cui ci hanno accolto».
Alla processione del venerdì santo pescaresi e ucraini hanno camminato insieme, fianco a fianco. E monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo della diocesi di Pescara-Penne, ha sottolineato: «Questa processione avviene in comunione con i fratelli ucraini ospiti in mezzo a noi per trovare accoglienza e pace». Valentinetti rinnova l’appello alla pace nel giorno del rito che si basa sul calendario giuliano, e che quest’anno cade oggi, ma come per i cattolici, anche la Settimana Santa degli ortodossi è cominciata con la Domenica delle Palme che loro chiamano la domenica dei salici. Riti e cerimonie delle due religioni sono molto simili, perché il fine è lo stesso, il raccoglimento e la preghiera, soprattutto in questo periodo buio su cui aleggiano morti ed esodi. Valentinett dice: «Le campane a festa della Chiesa cattolica di rito bizantino e dei fratelli ortodossi ci ricordano ancora il giorno di Pasqua come resurrezione. Più che mai in questo tempo buio», riflette l’arcivescovo, «abbiamo bisogno di accendere la fiammella di Cristo, luce del mondo. Più che mai dobbiamo sentirci uniti e armarci di carità, l’unica “arma” che genera vita e benessere». (c.co.)