Gozi: macroregione Adriatico-Ionica l’Abruzzo dia progetti

27 Giugno 2017

Il sottosegretario con delega all’Europa: da luglio l’Italia avrà  la presidenza delle iniziative tra le due coste, sarà una sfida

PESCARA. Ballottaggi, Europa e fondi europei, ruolo dell’Abruzzo nelle strategie della macroregione Adriatico-Ionica. Questi i temi dell’incontro nella redazione del Centro con Sandro Gozi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con deleghe alle Politiche e Affari Europei.
Onorevole Gozi, è inevitabile iniziare dai ballottaggi di domenica. Che messaggio arriva al Pd dal risultato (non buono) delle urne?
«Poteva andare meglio. Anche se, guardando allo scenario nazionale, abbiamo 67 vittorie del centrosinistra e 59 della destra, e la scomparsa del Movimento 5 Stelle, in difficoltà perché la gente cerca competenza».
Il centrodestra però si è rafforzato.
«Il centrodestra non è mai andato via da questo paese. E ora è tornato a trazione leghista-lepenista. Quindi è un ritorno della destra più estrema e molto più lontana dall’elettorato moderato che in passato ha guardato anche alla destra. Quanto al centrosinistra non deve sorprendersi. Perché se si passano le giornate a Roma a sparare contro il leader del primo partito e a mettere veti sulle persone, mentre si fanno alleanze a livello locale, questa incoerenza non è mobilitante. Non riporta al voto gli elettori del centrosinistra».
Come ripartire allora?
«Il Pd deve essere inevitabilmente, perché lo dicono i numeri, il baricentro di una nuova alleanza che deve aprire rispetto alle competenze che ci sono nel paese, e proseguire il rinnovamento che non è stato portato abbastanza oltre da Matteo Renzi».
Veniamo all’Europa. Con la Brexit e con l’elezione di Macron in Francia sta cambiando lo scenario europeo. Cosa dobbiamo aspettarci da questa nuova Europa rispetto ai temi posti dall’Italia come immigrazione e austerità?
«Si vede la luce in fondo al tunnel. C’è la piena consapevolezza da parte dei partner europei che occorre rafforzare l’impegno dell’Europa come tale sulla Libia, sull’Africa Sub Sahariana, sull’immigrazione. Questa presa di coscienza non era scontata. Ma c’è ancora molto da fare. Occorrono più risorse per la stabilizzazione della Libia e dobbiamo impegnarci (la Germania è con noi, e auspichiamo che lo sia anche la Francia) per rafforzare le strategia nella lotta ai trafficanti di essere umani, soprattutto sui confini tra Libia e Niger. Su questo si può lavorare molto. Così come possono venire buone notizie per l’Italia dalla spinta che Macron sta dando per aprire il dibattito su come riformare la zona euro. Dobbiamo spingere di più sulle strategie per gli investimenti e lo sviluppo, per rendere più efficiente il governo della zona euro, per avere più controllo democratico. Sono questi i punti chiave, assieme al progresso economico e sociale e alla lotta alle disuguaglianze».
Si va verso il superamento del tema dell’austerità?
«La possibilità c’è già nella dichiarazione di Roma, dove avevamo indicato la crescita e la lotta contro le disuguaglianze, e un maggiore impegno per la creazione di posti di lavoro. Le premesse dunque ci sono, ma dobbiamo darci la forza e la credibilità necessarie. Vuol dire che l’Italia deve proseguire nel processo di cambiamento. E che l’Italia deve avere un governo pro-europeo e stabile politicamente».
Veniamo alla questione dei fondi europei. Le Regioni sono spesso nel mirino per la scarsa efficienza nella programmazione e nell’utilizzo delle risorse. Dove sono secondo lei le criticità?
«Abbiamo fatto molto per recuperare i ritardi. Quando nel 2014 si è insediato il governo Renzi, il 56% dei fondi europei per le regioni, in particolare quelle del centro-sud, non erano stati neppure programmati. All’inizio di quest’anno per la prima volta l’Italia ha impegnato tutti i fondi disponibili del 2007-2013. Ora occorre aumentare la qualità della programmazione, e mantenere una pressione molto forte, attraverso l’Agenzia per la coesione, sulle Regioni che accumulano ritardi. Abbiamo dimostrato che è possibile impiegare i fondi. Dobbiamo dimostrare che possiamo impiegarli con la massima efficienza. Bisogna fare cioè il passo della qualità. L’Italia è il primo utilizzatore del piano Juncker. Abbiamo programmato fondi per 20 miliardi di euro soprattutto per le Pmi, l’accesso al credito, l’innovazione industriale. Adesso dobbiamo continuare nell’affidabilità, che vuol dire anche lottare contro le frodi. Nel 2016 abbiamo ridotto del 60% le frodi rispetto al 2015. Ma le Regioni devono fare di più: stiamo creando banche dati, uno scambio di buone pratiche, mettiamo in rete le amministrazioni. Infine bisogna sfruttare le opportunità che politicamente il governo Renzi ha dato alle Regioni. Ce n’è una grossissima che riguarda la macro-regione Adriatico Ionica. A partire da luglio l’Italia sarà presidente di tutte le iniziative europee per l’Adriatico e i Balcani. Dobbiamo lavorare insieme alle Regioni, agli imprenditori, alla Cassa depositi e prestiti, per vedere come utilizzare questa strategia che riguarda i trasporti, le infrastrutture marittime, l’economia del mare, il turismo. Obiettivi che sono di grande utilità anche per l’Abruzzo. La strategia c’è. Siamo noi a dover assumerci il nostro ruolo. E allora sviluppiamo progetti transnazionali finanziabili dal piano Juncker. E che possano essere abbastanza credibili da convincere gli investitori a metterci i soldi».