Granati: la mia quarantena con aquile, falchi e lupi

Il falconiere riceve da Hollywood la telefonata più attesa: il premio va al suo film «È una bella notizia che mi rende felice, ma per ora non potrò ritirarlo»
C’è chi, come Giovanni Granati, trascorre le lunghe giornate di quarantena addestrando aquile e falchi. La sua fattoria, immersa nella campagna teramana, è un'oasi di pace e serenità. È qui che due giorni fa lo ha raggiunto, da Hollywood, la notizia della vittoria del premio International Wildlife film festival, tra i più blasonati festival naturalistici, con il film Overland Falconry. «Sono felicissimo, ma non potrò andare a ritirarlo», dice il falconiere d’Abruzzo. Per lui, naturalista e spirito solitario, la vita in isolamento è meno dura.
IN VOLO PER LAVORO. Della passione per i rapaci ha fatto una professione. E anche in periodi di emergenza coronavirus, le sue uniche uscite sono legate ai servizi di disinfestazione di uffici e aziende. «Vengo chiamato», spiega Granati, «per liberare i locali dalla presenza di piccioni, gabbiani, corvi, cornacchie e gazze ladre, che nidificano anche all'esterno di locali commerciali e imprese e rappresentano un veicolo di diffusione di malattie come la Sars e l'Aviaria, ma non del Covid-19». Il processo di sanificazione avviene con un metodo semplice, facendo volare alcuni falchi, appositamente addestrati per il bird control. I rapaci effettuano dei finti inseguimenti, mettendosi in coda agli altri uccelli e lasciandoli liberi solo quando si sono allontanati dalla zona interessata. «È così che avviene la sanificazione», dichiara Granati, «senza sostanze chimiche, nel pieno rispetto della natura e dell'ambiente».
UNA BOLLA SOLITARIA. La chiama così. Una sorta di oasi naturalistica sulla costa abruzzese dove, dopo il sisma del 2009, Granati ha fissato la sua dimora, lasciando le zone interne. Anche se la sua fama corre su scala internazionale, grazie alle tecniche innovative di riabilitazione dei rapaci a rischio estinzione e del film Overland, che lo vede tra i protagonisti, pellicola che a gennaio scorso ha stregato il pubblico americano del Santa Barbara film festival, Granati preferisce di gran lunga un'esistenza solitaria. E non ne fa mistero. «Dopo il terremoto mi sono eclissato nel mio mondo, a contatto con i miei animali. Quando hai 30 tra cavalli e lupi cecoslovacchi, aquile, falchi e gufi da accudire, le giornate trascorrono veloci», dice. La più conosciuta al grande pubblico è Inca, splendido esemplare di aquila reale che ha sfilato nel corteo della Perdonanza celestiniana dell'Aquila e si è levata più volte in volo sul cielo di Calascio, fino a quando non è stato dato lo stop forzato. Protagonista assoluta delle esibizioni nella fortezza di Civitella del Tronto. Anche Inca, adesso, osserva la sua quarantena. «Da circa tre mesi non vola più in quota, oltre i mille metri», conferma Granati, «è ferma nella voliera che lascia solo quando la maneggio all'interno della fattoria».
MANCANO I VIAGGI. «Il distanziamento può essere un modo per ritrovare se stessi». Granati la pensa così, alla ricerca di un isolamento funzionale per analizzare la propria interiorità e assaporare il contatto diretto con la natura. «L'unica cosa che mi manca è viaggiare», ammette, «ma negli ultimi mesi, prima dell'esplosione dell'emergenza coronavirus, grazie al progetto sulla riabilitazione dei rapaci sono stato a Dubai, ad Abu Dhabi, in California, a Santa Barbara per la presentazione di Overland e in Texas». Le tecniche riabilitative Flyboost, uniche al mondo, consentono di salvare specie a rischio estinzione. Si basano su un adeguato recupero muscolare dei rapaci che, rimessi in libertà, sono in grado di volare al meglio del loro potenziale per cacciare le prede ed effettuare voli su lunghe distanze.
SUL PODIO. Ieri Granati avrebbe dovuto prendere parte alla cerimonia di premiazione dell'International Wildlife film festival, a Missolula, nello Stato del Montana. Ma la cerimonia si è svolta solo virtualmente. «Abbiamo vinto l'ambito premio con il film Overland. Un grande riconoscimento personale e per la terra d'Abruzzo», afferma Granati, «di cui sono onorato, anche se non mi è stato possibile raggiungere l'America». Al concorso possono partecipare film basati principalmente su specie selvatiche non domestiche, habitat naturali e conservazione dell'ambiente. «La scelta della giuria», conclude il falconiere abruzzese, «si basa sull'accuratezza scientifica, le decisioni etiche assunte durante la produzione e gli sforzi dimostrati sul campo per il miglioramento dell'ecosistema. Un festival che sostiene le tematiche ambientali, sensibilizzando le nuove generazioni alla cura e al rispetto della natura attraverso la proiezione di film che documentano queste tematiche». Il sogno? «Tornare a viaggiare, quando tutto questo sarà finito. Ma la solitudine, per ora, è un mantra che può servire a riflettere».
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