Grandi eventi, chiesto il processo Il pm: «Condotte illecite reiterate»

Nella sua requisitoria il pm Sciarretta si è dilungato sulla figura dell’ex assessore Giacomo Cuzzi «In cambio di denaro per le campagne elettorali ha garantito appalti per oltre un milione e mezzo»
PESCARA. «Le modalità di attuazione di queste condotte illecite sono l’espressione dell’arroganza e del disprezzo dei rappresentanti pubblici che non si preoccupano della tutela del bene pubblico: la stella polare per loro è l'interesse privato». Parte così, piuttosto duro nella sua requisitoria, il pm Luca Sciarretta che ieri ha concluso la sua discussione davanti al gup Antonella Di Carlo, chiedendo il rinvio a giudizio di tutti e otto gli imputati del procedimento “Grandi eventi”, quello che riguardava gli appalti per le manifestazioni, affidati in maniera diretta dal Comune di Pescara a due impresari dello spettacolo, quando l’assessore al ramo era Giacomo Cuzzi.
LE CONDOTTE DI CUZZI. È nei suoi confronti che la pubblica accusa ha speso la maggior parte del suo tempo, manifestando anche stupore nel fatto che il Comune non si sia costituito parte civile. «Condotte illecite reiterate», ha ribadito Sciarretta, «che hanno avuto conseguenze dannose per le casse del Comune. Gli atti d’indagine hanno dimostrato che a dicembre del 2014 (i fatti vanno da quella data al 2019 ndr) l’Ente era in predissesto finanziario». Il pm tratteggia la figura dell'ex assessore «costantemente asservito all’interesse privato dei due imprenditori. In cambio di denaro per le sue campagne elettorali ha garantito ai due oltre 30 appalti per un totale di circa 1 milione e mezzo di euro, in un arco temporale che coincide con la sua intera legislatura». Richiama al giudice la misura cautelare emessa a suo tempo, circa un anno fa, contro i protagonisti di questo scandalo. «Dopo l’ordinanza, il materiale probatorio non è mai stato scalfito dalle difese. Parliamo di fatti molto gravi e la riprova della validità dell’impianto accusatorio sta proprio nel fatto che ancora oggi alcune di quelle misure sono ancora in atto».
TRE FILONI DI INDAGINE. Nella sua ricostruzione degli eventi, l'accusa si rifà ai tre filoni di indagine: quello sugli appalti affidati all'imprenditore Andrea Cipolla, quello che vede protagonista il collega Cristian Summa, e infine la vicenda del bando di gara per favorire l'ex assessore Simona Di Carlo.
Il pm sottolinea che nessuno volle parlare davanti al giudice, salvo Cuzzi, «con dichiarazioni palesemente mendaci, smentite da alcuni testimoni come Piero Mazzocchetti». Spiega come le accuse di corruzione (che definisce propria), turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e finanziamento illecito dei partiti siano state confermate dalle indagini. «Il rapporto corruttivo tra Cuzzi e Cipolla è stato accertato, così come il loro legame di amicizia. Con l’avvento di Cuzzi, e cioè da giugno 2014, tutti gli appalti per grandi eventi e feste religiose sono stati aggiudicati quasi tutti a società riconducibili a Cipolla, senza una procedura di gara o comparazione con altre società». L'accusa anticipa poi le difese quanto al carattere infungibile di Cipolla. «Le indagini hanno dimostrato il contrario, perché Cipolla non aveva le esclusive degli artisti che si esibivano, era soltanto un tramite e sulla piazza di Pescara esistono decine di impresari che fanno le stesse cose».
LE CENE ELETTORALI. Il pm parla poi delle cene elettorali e, trattando il filone Summa, punta il dito sulla Di Carlo e su Moreno Di Pietrantonio. «Di Carlo, per due anni assessore all'ambiente, ha presentato quasi solo progetti di Summa, mentre Di Pietrantonio si è speso forse più di lei».
IL BANDO SU MISURA. Il pm chiude con il bando di gara alla Asl per favorire la Di Carlo: «Bando», dice il pm, «cucito su misura sul soggetto che si voleva favorire. I requisiti indicati per la selezione sono stati calibrati sulla posizione della Di Carlo e voluti soprattutto da Di Pietrantonio, che era dirigente della Asl e aveva stretti rapporti con la Di Carlo. Si erano anche presentati insieme alle elezioni». E per chiudere l’argomento fa un passaggio sulle dichiarazioni di Tiziana Petrella (funzionaria Asl sentita come teste in un altro procedimento) depositate all’ultima udienza. Il pm lo fa per corroborare la tesi accusatoria su Di Pietrantonio e spiegare il suo rapporto stretto con la funzionaria Asl Leila Colucci che faceva parte della commissione d’esame della Di Carlo. «Per Di Pietrantonio quella selezione era una, rispetto ad un campo di azione più ampio».
ASL PARTE CIVILE. La parte civile Asl si è associata alle conclusioni dell’accusa, relativamente all’episodio Di Carlo-Di Pietrantonio-Colucci. Poi ha parlato il difensore di Cipolla, l'avvocato Marco Spagnuolo, chiedendo il non luogo a procedere in quanto quelle procedure di affidamento degli incarichi vennero ampiamente motivate, e in molti casi autorizzate, da atti di giunta e quindi in maniera collegiale. Il 18 giugno si torna in aula con i difensori di altri quattro imputati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

