Grazia la Marinara, Laila si scusa
La figlia di Michetti scrive a Blasioli: troppi sperperi, caro Antonio urla il tuo no
PESCARA. Prima lo sfogo, poi le scuse. Laila Michetti prende carta e penna per ringraziare pubblicamente il presidente del consiglio comunale Antonio Blasioli, che nei giorni scorsi si era premurato di trovare una collocazione migliore alla statua di Grazia La Marinara, opera di Vicentino Michetti, all’interno di Palazzo di Città. Una scelta che però, nonostante la buona volontà di Blasioli, aveva deluso la figlia dell’artista che da anni aspetta la collocazione, da parte del Comune, delle opere donate dal padre alla città, compresa quella di Grazia, destinata invece alla piazza della Madonnina. Ecco il testo della lettera a Blasioli.
«Caro Antonio, ancora una volta ti chiedo di perdonarmi, ma sicuramente saprai comprendermi, quando è troppo è troppo. Ho amato e stimato mio padre fino all’idolatria, ho seguito dall’infanzia il suo percorso artistico, i suoi successi nazionali e internazionali e il suo rimanere sempre con i piedi ben piantati per terra. «Sono uno strumento nelle mani della Natura, ciò che mi è stato dato gratuitamente, io gratuitamente lo restituisco».
Questo era il suo credo, sempre coerente, fino alla fine. Certamente, la sua arte avrebbe avuto un ben altro futuro se non si fosse intestardito a rimanere fedele alla sua Pescara (il suo tallone d’Achille, dico io), infatti le sue opere sono sepolte da 20 anni nel sottoscala del Vittoria Colonna, opere che, quando l’arte era libera dalla politica, avevano commosso i critici di tutt’italia. Oggi, vedo nella mia Pescara sperperi e obbrobri di ogni genere, ma per Michetti non si sono soldi...loro Antonio, destra e sinistra sono le due facce della stessa medaglia, Alessandrini dà la colpa a Mascia che incolpa D’Alfonso che accusa Pace... ma questi signori la parola vergogna la conoscono? Caro Antonio, hai la mia stima e il mio affetto, urla il tuo No quando la coscienza si rifiuta di dire Sì e sarai un esempio per i giovani che non credono più a nulla. Questa lettera doveva rimanere privata, ma a un giovane dalla faccia pulita, con dei sogni ancora intatti nel suo cuore, voglio renderla pubblica per dirgli Grazie».
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