Green pass delle 48 ore Fila nelle 300 farmacie

20 Agosto 2021

Assalto dei giovani per avere il certificato veloce dopo il tampone negativo Gizzi (Assofarm): aumento di richieste in due settimane da chi non si vaccina 

Tutti in fila davanti alle farmacie per fare il tampone antigenico e ottenere il Green pass veloce, cioè valido 48 ore dall’esito negativo del test. «La richiesta è stata elevatissima nelle ultime due settimane», conferma il presidente nazionale di Assofarm, l’aquilano Venanzio Gizzi, «le farmacie abruzzesi stanno stampando certificati e facendo tamponi con grande velocità per rispondere alla grande richiesta».
L’ASSALTO DEI GIOVANI. A due settimane dalle nuove regole sul Green pass, l’assalto alle farmacie riguarda soprattutto i più giovani che, pur senza essere vaccinati, non vogliono rinunciare ai servizi limitati dal certificato verde. «I ragazzi che non si sono ancora vaccinati stanno correndo a farsi i tamponi, perché ne hanno immediata necessità. C’è stata però anche una sensibilizzazione fortissima sulle vaccinazioni: stiamo anche registrando un buon afflusso per quanto le prenotazioni dei vaccini nelle farmacie».
I NUOVI PREZZI. L’ondata di nuove richieste è evidentemente connessa all’accordo sottoscritto dalle farmacie con il ministro della Salute e il commissario per l’emergenza Francesco Paolo Figliuolo, che ha ridotto il costo dei tamponi antigenici rapidi: fino al 30 settembre costeranno 15 euro, per chi ha più di 18 anni, e 8 euro per i minori di età compresa tra i 12 e i 18 anni.
VACCINARSI IN FARMACIA. In un momento delicato per la gestione della pandemia, le farmacie sono diventate un braccio operativo completo, partendo proprio dalle vaccinazioni: «In Abruzzo», sottolinea Gizzi, «le farmacie della provincia di Chieti sono quelle più virtuose: oltre il 75 per cento ha aderito al protocollo per fare i vaccini (122)». Seguono Teramo e Pescara (rispettivamente con 67 e 64, numeri di poco sopra il 60 per cento del totale delle farmacie presenti nelle due province) e infine quelle dell’Aquilano: poco più del 50 per cento (76) si è attivato per fare le vaccinazioni. In più, bisogna ricordare che le farmacie danno anche la possibilità di ottenere il Green pass a coloro che non hanno a disposizione strumenti digitali. Come i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, infatti, anche i farmacisti possono recuperare il Green pass su richiesta: è sufficiente mostrare loro il codice fiscale e i dati della tessera sanitaria per ottenere la certificazione verde».
PROTOCOLLI E DIFFICOLTÀ. L’effetto domino, innescato dai tamponi a prezzo calmierato, ha dunque arricchito la platea di servizi già offerti dalle farmacie contro l’emergenza Covid: «Parte delle 508 farmacie abruzzesi ha aderito gradualmente ai protocolli per le vaccinazioni, e stanno aderendo anche a quello per i tamponi a prezzo calmierato», sottolinea Gizzi, «ma bisogna tenere conto che in entrambi i casi non è un processo semplice: bisogna organizzarsi per fare i tamponi e bisogna istruire i farmacisti per offrire questo servizio ai cittadini. Nel caso dei tamponi e del Green pass rapido, si tratta di un’operazione d’emergenza, per permettere a chi non ha potuto vaccinarsi di usufruire degli stessi servizi di chi è vaccinato».
LE GARANZIE. La filiera per le vaccinazioni in farmacia si è ormai rodata e, come per gli operatori sanitari, anche i farmacisti godono di uno scudo penale in caso di effetti collaterali sui pazienti: «Lo scudo tutela i farmacisti dal punto di vista penale, poi ci sono le assicurazioni professionali, che ogni farmacista sta attivando o ha già attivato, che offrono anche una copertura dal punto di vista civile».
«Certo, in queste situazioni bisognerebbe dimostrare che ci sia stata negligenza da parte del farmacista, che in genere però è molto attento».
IL COORDINAMENTO. Un meccanismo di grande supporto per la campagna vaccinale, ma che ha ancora alcune cose da migliorare: «Ogni farmacista deve segnalare, attraverso la piattaforma di Poste Italiane, quando viene stampato un Green pass o fatta una vaccinazione. In linea di massima il sistema informatico ha sempre funzionato, ma non è possibile che in Italia ci siano 20 sistemi con caratteristiche diverse per ogni regione. Addirittura, in alcune regioni, le singole Asl hanno sistemi informatici diversi tra di loro. C’è da dire, poi, che i farmacisti non vengono valorizzati per quello che potrebbero realmente esprimere».
GLI SCENARI. Una questione cruciale, quella sollevata dal presidente di Assofarm Venanzio Gizzi, e destinata a tornare d’attualità quando gli hub vaccinali cominceranno ad essere smantellati (non prima dell’autunno inoltrato, si dice) e le farmacie, insieme ai medici di base, dovranno caricarsi sulle spalle il peso della campagna vaccinale: «Per questo motivo vorremmo che venisse riconosciuto l’impegno fatto dalle farmacie, che stanno investendo parecchio per organizzarsi sia sui tamponi che sui vaccini. Abbiamo siglato un protocollo per le vaccinazioni che vale fino al 31 dicembre, e quando partiranno le terze dosi, gli hub saranno stati smantellati e ricadrà tutto sulle spalle dei medici di base e farmacisti. Questo potrebbe essere un vantaggio, perché con i farmacisti c’è un rapporto di maggiore e si possono convincere con più facilità gli indecisi».
UN NUOVO RUOLO. «Ma in tutto questo», conclude il presidente Gizzi, «il nostro obiettivo è andare oltre l’emergenza e ridefinire il ruolo delle farmacie: ad esempio, è singolare che esse possano fare i vaccini contro il Covid ma non quelli antinfluenzali. È una possibilità che avevamo richiesto anche l’anno scorso, e ora ci stiamo lavorando. Ma è difficile far comprendere che il farmacista non deve essere chiamato in causa solo in fase di emergenza».