Green pass, esordio con polemica I ristoratori: «Troppe difficoltà»

Le associazioni lamentano tensioni nei locali: la gente è infastidita, c’è chi non mostra il documento E molti esercenti hanno scelto di posizionare i tavoli all’aperto per evitare di mandare via i clienti
PESCARA. Famiglie respinte all’ingresso perché sprovviste di Green pass. Clienti che urlano e inveiscono contro il governo non appena i dipendenti del locale chiedono di mostrare il lasciapassare con relativo documento di identità. Esercenti che appendono cartelli sulla porta con su scritto, più o meno: “se non hai il Green pass non entri” appellandosi al buon senso dell’utente, sperando che non faccia il furbetto. O che mostrano preoccupazione eccessiva: «Speriamo di non essere aggrediti». Altri hanno aggirato il problema, allargando gli spazi all’aperto.
Sono scene di straordinaria isteria quelle che si sono viste ieri nella giornata di esordio del certificato verde che dovrebbe consentire l’ingresso in sicurezza nei locali al chiuso. Invece ristoratori e associazioni di categoria hanno denunciato una situazione di «preoccupazione, malumore e malcontento» tra gli addetti ai lavori e «nervosismo da parte dei clienti». La questura ha disposto specifici controlli che andranno avanti nei prossimi giorni. In azione anche i carabinieri del Nas, che stanno eseguendo controlli in bar, ristoranti e agriturismi.
«Sono stato subissato di telefonate degli associati» attacca Riccardo Padovano, presidente di Confcommercio, «tanti clienti si sono presentati nei ristoranti confessando di non essere al corrente dell’introduzione del dispositivo di legge e i titolari dei locali sono stati costretti a rimandare indietro intere famiglie e ad andare in soccorso del personale addetto ai controlli per evitare drammi peggiori. Sono state scene di nervosismo che mai avremmo voluto vedere. Se il pass ha l’obiettivo di spingere sulla vaccinazione, la legge non può imporre ai titolari di locali di fare gli sceriffi. Non possiamo sostituirci al lavoro delle forze dell’ordine e i disservizi non possono ricadere sempre sulle stesse categorie già sfibrate da mesi di chiusura». Il presidente Padovano registra «rabbia, tensione, delusione e sconforto» tra gli operatori commerciali, e si domanda: «A che serve il Green pass? Bastano i protocolli di sicurezza e il certificato vaccinale». Ne è convinto anche Gerardo Bonetti, del ristorante omonimo dove si consuma all’aperto, che annota tranchant: «Il governo faceva meno danni ad obbligare le vaccinazioni». Dello stesso parere è Dino Lucente, segretario di Casartigiani: «Vaccino obbligatorio tra i più giovani e nelle scuole. La clientela dei locali è infastidita dal Green pass sul cellulare, figuriamoci cartaceo da portare in tasca. Ci sono cremerie che addirittura fanno entrare i clienti uno alla volta, la gente urla e gli esercenti non hanno la forza economica per assumere personale addetto ai controlli». Gianluca Luminari, direttore di Upap Claai, riflette sul fatto che «la conseguenza negativa in termini economici del pass è che i bar e ristoranti all’aperto hanno registrato il pienone e i tavoli al chiuso sono vuoti». Ramon Scordella, del ristorante Prua a Mare, ha avuto l’idea: un cartello affisso sulla porta con su scritto “Consumo al tavolo consentito solo ai possessori di Green pass”. «Chiederlo è imbarazzante» confessa il ristoratore consapevole di dover aumentare la vigilanza nel caso qualcuno voglia approfittarne e quindi «stiamo attrezzando un lettore ottico per leggere il Qr code». Superaccessoriato il bar Profeta di Elio Melchionna: «All’ingresso abbiamo un termoscanner con sanificatore e controllo Qrcode. Chi vuole entra munito di pass, altrimenti si accomoda ai tavoli esterni. Abbiamo superato i controlli di ispettorato del lavoro e Asl». «La gente protesta alla richiesta del pass», commenta Roberto Galasso della Fattoria Galasso, «e noi non siamo vigili né sceriffi. Ho avuto timore di essere aggredito». Massimo Mincarini, ristorante Marina sud è perplesso: «Lavoriamo con gli spazi esterni, ma se arriva una famiglia dove non tutti i componenti hanno il Green pass che facciamo: uno entra e l’altro no?. Tutto questo è assurdo».

