Green pass, i controlli dei gestori tra le proteste e i rifiuti dei clienti

7 Agosto 2021

Tensione nei locali costretti a fare la verifica all’ingresso. E c’è chi si è rifiutato di mostrare i documenti I titolari: in tanti reputano questa novità come una violazione della privacy. E dobbiamo fare gli sceriffi

PESCARA. C’è chi, tra i clienti, si è sottoposto al controllo del Green pass senza battere ciglio. E chi ha rifiutato di mostrare al titolare di un bar il proprio documento di identità per effettuare la verifica sulla App C19, applicativo in uso ai commercianti, che convalida l’ingresso dell’utenza in un esercizio pubblico al chiuso.
Il primo giorno con il lasciapassare obbligatorio ha costretto imprenditori e commercianti a rimodulare gli accessi nei locali con un misto di «tensione, preoccupazione, nervosismo e stanchezza» rivelano le associazioni di categoria Confesercenti e Confartigianato contrarie all’uso del Green pass che «viola la privacy dell’utenza», tanto per cominciare.
In qualche caso i titolari delle attività, costretti ad assentarsi anche solo per poco tempo, hanno dovuto far ricorso alle deleghe dei controlli mettendo in campo i dipendenti. Lo rivela Fabrizio Vianale, direttore generale di Confartigianato, l’associazione che ha prestampato i moduli da far riempire ai commercianti: «È una situazione vergognosa, scandalosa: io non ho più parole per descrivere la tensione, il disagio, la preoccupazione dei nostri associati alle prese con questo meccanismo che rallenta l’economia. Questo è un altro colpo di grazia alle aziende che si stanno lentamente riprendendo dal lockdown».
«Intanto questo procedimento lede la privacy del cliente perché è costretto a consegnare il proprio documento», fa le pulci Vianale, «e poi, i titolari dei locali, a quale titolo possono fare tali richieste? ». Il direttore di Confartigianato spiega che «il reale Green pass è il protocollo: mascherine e distanziamento. Bastavano tali accortezze, invece queste norme scellerate vengono fatte da persone che non vivono nel mondo reale. Quali sono i problemi delle categorie coinvolte? Eccoli: se in un bar c’è un solo titolare ed entrano più persone contemporaneamente, che fa? Molla tutto e si mette a controllare i documenti oppure è costretto a delegare ad un dipendente se deve assentarsi? Se un cliente chiede un caffè al bancone, operazione per la quale non è necessario il Green pass, ma poi decide di sedersi che succede? Ormai il cliente è già dentro il locale e nessuno se la sente di discriminarlo, soprattutto se è storico come accaduto in un bar dei Colli dove l’utente si è messo a urlare, rifiutandosi di fornire le proprie generalità».
Gli esercenti si stanno organizzando per potenziare il personale riservato ai controlli e Vianale suggerisce il coinvolgimento dei percettori del reddito di cittadinanza.
È preoccupato anche Gianni Taucci, direttore di Confesercenti: «Qualcuno si è rifiutato di mostrare i documenti» per la verifica del Qrcode sull’App C19, «sono condizioni dubbie rispetto alla realtà perché può accadere, ad esempio, che in un paesino dove tutti si conoscono si lasci passare il controllo mentre in città una stessa persona venga sottoposta al controllo più volte. Gli associati stanno cercando il personale aggiuntivo» addetto ai lasciapassare, «ma stiamo registrando le lamentele degli ambulanti delle fiere e congressi che non stanno lavorando perché non sanno ancora che fare. Ci sono condizioni che sono sempre dubbie rispetto alla realtà. I ristoratori hanno timore di essere sanzionati se sfugge qualcosa. Per questo», è l’appello di Taucci, «chiediamo agli organismi di controllo interforze di non multare, ma di accompagnare utenti ed esercenti nella conoscenza di questi meccanismi. Altrimenti, dopo i danni della pandemia, se scattano anche le punizioni, si scoperchia una pentola bollente».
Al lido Nettuno, l’imprenditore-balneatore Stefano Cardelli (Ciba), i controlli del pass sono iniziati già dopo la mezzanotte del 5 agosto, durante una festa privata. «Il controllo del Green pass non è stato accolto con gioia perché ritenuto una violazione della privacy», rivela Cardelli, «nostro malgrado siamo diventati dei piccoli sceriffi e questo ruolo non ci piace, ma siamo costretti ad adeguarci». Non ha aspettato che facesse giorno, l’imprenditore: «Ci siamo organizzati anticipatamente chiedendo agli ospiti, attraverso un portavoce, di arrivare al locale solo muniti di pass. Tutto è filato liscio al primo giorno, ma questa situazione mi lascia perplesso».