Green pass, tocca ai dipendenti Bar e ristoranti: già tutti in regola

20 Settembre 2021

Tra meno di un mese la certificazione verde diventa obbligatoria anche per gli addetti dei locali Ma in città sono in tanti a essere già pronti. Le associazioni: importante per la salute e per l’economia

PESCARA. A partire dal 15 ottobre tutti muniti di Green pass per andare al lavoro, pena la sospensione dell’incarico senza retribuzione. La non osservanza delle disposizioni governative prevede multe salate sia per i titolari di aziende che non effettuano i controlli, da 400 a 1.000 euro, sia per i lavoratori, da 600 a 1.500 euro.
Il nuovo decreto governativo, approvato dal Consiglio dei ministri ma non ancora obbligatorio, prevede che il certificato verde sia esteso a dipendenti pubblici e organici privati.
Il provvedimento non spaventa commercianti e artigiani pescaresi che non si sono fatti trovare impreparati, ma hanno addirittura anticipato di settimane le nuove normative per ragioni di sicurezza interne alle aziende. Il pass verde esteso ai dipendenti però divide le associazioni di categoria. Per Confartigianato «è una forzatura inspiegabile».
Bar, ristoranti e osterie lavorano con personale vaccinato e munito di Green pass. «Non ho aspettato certo il decreto» taglia corto Pasquale Rigante, titolare del ristorante Bonetti di via Thaon di Revel, «ho due dipendenti vaccinati e con la carta verde, altrimenti non lavoravano».
«Siamo tutti una grande famiglia, la sicurezza nostra e dei clienti viene prima di tutto», commenta Carlo Miccoli, titolare dello storico bar Excelsior in corso Umberto, con 5 dipendenti in regola, «tutti vaccinati e con Green pass già dal mese scorso, altrimenti sarei stato costretto a sospendere. Abbiamo superato anche i controlli dei carabinieri dei Nas. Il personale al sicuro è una garanzia per il cliente e viceversa. Purtroppo in tanti si distraggono ed entrano nel locale senza mascherina, per questo avrei lasciato l’obbligo della mascherina anche all’aperto. Capita anche i clienti, soprattutto gli inglesi, siano così esigenti da non sopportare che all’aperto, il vicino che consuma, non indossi la mascherina. Qualcuno ha anche chiamato i carabinieri. Questa situazione ci rende paranoici, ci incattivisce».
Tra bar e sala slot, i 16 dipendenti del Caffè Ideale in via Battisti, sono l’orgoglio di uno dei titolari, Dante Baldassarre: «Non ho dovuto convincere nessuno di loro, mi sono venuti incontro con la loro sensibilità, sono stato fortunato. Abbiamo prenotato la vaccinazione dal computer del locale, tutti insieme. Se non avessi trovato questa sensibilità, avrei preteso il tampone ogni due giorni. Abbiamo superato i controlli di Monopoli e vigili urbani». Baldassarre però si concede una riflessione ad alta voce e mette in guardia: «Tutto giusto, ma anche con il Green pass ci si può contagiare, basta un comportamento sbagliato».
Otto dipendenti fissi, tra cucina e sala e 4 a chiamata, all’osteria Grand Canyon di via Vespucci. Il titolare, Giuseppe Di Berardino: «Ho fatto troppi investimenti per riprendere l’attività dopo il lockdown, non posso chiudere e non posso rischiare multe. Per cui chi lavora qui è vaccinato e ha il Green pass, altrimenti verrebbe sospeso. Ogni nostro operatore ha l’App C19 installata sul telefonino per controllare uno per uno i clienti, il 70% è in regola con il certificato verde».
E veniamo alle posizioni espresse dalle associazioni di categoria. Dino Lucente, segretario Casartigiani, non ha dubbi: «Non credo che ci saranno dipendenti che metteranno a rischio il posto di lavoro, molti hanno famiglia e muti da pagare. Chi si immunizza garantisce sicurezza ai colleghi, ai titolari e alla clientela. Invece sarà difficile trovare i sostituti, non essendoci più l’apprendistato».
In linea, Fabrizio Vianale, direttore di Confartigianato: «Le attività faticheranno a trovare mano d’opera di rimpiazzo in caso di espulsione. Ho registrato il caso di uno studio di serigrafia, un solo dipendente specializzato che rifiuta il vaccino, il titolare sarà costretto a sospenderlo. È una forzatura inspiegabile il provvedimento ministeriale, per la sicurezza è sufficiente il rispetto del protocollo con la mascherina addosso. Al governo chiediamo un passo indietro, ci sono altre priorità».
Per Riccardo Padovano, presidente di Confcommercio, il Green pass in azienda «è la regolarizzazione del personale per il quale dovremo pensare ad una migliore formazione sulla sicurezza. Non è una proposta impopolare se si salvano vite umane. Anche perché quando un locale chiude per Covid fa fatica a rialzarsi. E dobbiamo puntare a incrementare le attività che lavorano all’aperto anche d’inverno». Marina Dolci, neo presidente di Confesercenti, non ha dubbi: «Green pass per i dipendenti così come per i clienti. Dobbiamo vaccinarci tutti per salvaguardare anche la sicurezza di chi non può immunizzarsi per ragioni di salute».