Grosso: multato dai croati ma sono vittima di un furto

Parla l’armatore pescarese, decisivo l’intervento della diplomazia italiana
PESCARA. Ministeri, consolati, ambasciate. Il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso ha coinvolto il governo italiano e la diplomazia dopo aver saputo che un armatore pescarese, Mimmo Grosso, è stato bloccato dalla polizia croata a bordo del suo peschereccio, Nausicaa, perché avrebbe pescato in una zona vietata e cioè nelle acque croate. All’imbarcazione, bloccata in mare martedì pomeriggio, è stato imposto uno stop in attesa del processo che si è svolto ieri pomeriggio, per cui Grosso e il suo equipaggio hanno dovuto trascorrere la notte e la giornata di ieri a Vis, un’isola croata.
Praticamente sotto sequestro per 24 ore. Grosso ha lanciato l’allarme in Italia subito dopo il controllo da parte della polizia. Era assolutamente convinto - e lo è tuttora - di muoversi in acque internazionali, di non aver sconfinato in Croazia e, quindi, di avere ragione. «Hanno sbagliato tutto», dice l’armatore che è stato condannato a pagare una multa di 28mila cune, «praticamente un furto bello e buono. E ci hanno lasciato andare solo quando abbiamo versato i soldi che ci sono stati prestati lì, a Vis, da un amico di un grande commerciante di pesce, Mario La Selva». Martedì, dopo aver capito che non lo avrebbero rilasciato, Grosso è rimasto in contatto a lungo con Enzo Del Vecchio, segretario particolare del presidente della Regione, e Del Vecchio ha sollecitato l’intervento di tutti coloro che avrebbero «potuto interessarsi della vicenda, garantire assistenza all’armatore e all’equipaggio e far sentire la vicinanza delle istituzioni, come effettivamente è stato», dice proprio il braccio destro di D’Alfonso. Su incarico del presidente, Del Vecchio si è messo in contatto con «i ministeri delle Politiche agricole, alimentari e forestali e degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, scrivendo direttamente all’Unità di crisi» che ha interessato gli uffici competenti. Sempre Del Vecchio si è rivolto «all’ambasciatore italiano a Zagabria, Adriano Chiodi Cianfarani, e al consolato croato in Italia».
Nell’appello scritto all’ambasciatore della Croazia in Italia, D’Alfonso ha chiesto di «svolgere ogni possibile intervento» per «assicurare sostegno ai marittimi italiani e consentire di far ritorno al più presto alle loro famiglie, nel rispetto delle reciproche posizioni. La conoscenza del comandante dell’imbarcazione e la sua puntigliosa osservanza delle regole mi spinge a ritenere che tutto possa essere risolto con immediatezza», ha scritto D’Alfonso parlando di Grosso, che alla guida dell’Associazione Armatori ha portato avanti tante battaglie per il porto. C’è stato un colloquio diretto, poi, tra il presidente della Regione e il console generale a Fiume, Paolo Palminteri, storico interlocutore di D’Alfonso per la Macro Regione Adriatico Jonica, di cui D’Alfonso è vice presidente vicario. E Palminteri si è messo in contatto con Grosso. «Ci ha invitati a stare calmi e tranquilli», dice l’armatore, profondamente «dispiaciuto» per questa odissea. «Un fatto del genere non doveva accadere», osserva Grosso. «E forse non sarebbe accaduto se ci fosse stato concesso il fermo biologico in questo periodo, come avevamo chiesto».
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