Grotte scavate nella roccia gli eremiti abitavano qui

La recente scoperta degli speleologi del Graim al vaglio della Soprintendenza Potrebbe trattarsi di una comunità di monaci nel cuore del Parco della Majella
PESCARA . Dieci piccole cavità artificiali a breve distanza l’una dall’altra, con caratteristiche simili, tanto da far ritenere che possa trattarsi di un’opera di scavo unica. In una si distinguono due nicchie, e in un’altra una croce incisa nella roccia. Circostanze che inducono a pensare che potrebbe trattarsi di un “Cenobio eremitico”, anche se è ancora troppo presto per trarre conclusioni.
NUOVA SCOPERTA. La nuova scoperta, al vaglio della Soprintendenza archeologica dell’Abruzzo e del Parco Nazionale della Majella, si deve a tre speleologi del Graim (Gruppo di ricerca di archeologia industriale della Majella), Roberto Di Paolo, Pino Di Franco e Gabriele La Rovere, quest’ultimo in forza anche allo Speleo Club di Chieti. È avvenuta al confine tra i territori di Serramonacesca e Manoppello, nel comprensorio delle miniere abbandonate di bitume e asfalto, nel territorio del Parco Nazionale della Majella .
Ed è stato proprio durante le ricerche di gallerie minerarie abbandonate che i tre speleologi, nell’alveo di un fosso, si sono imbattuti nelle prime dieci cavità ipogee, in un’area di circa 700 metri Successivamente in un altro fosso nelle vicinanze, nel territorio di Serramonacesca, ne sono state ritrovate altre due.
IL CENOBIO EREMITICO. Il cenobitismo rappresenta una forma di vita religiosa praticata in comunità. Anche gli odierni monasteri cristiani si ispirano alla regola di San Pacomio, anche se nel corso dei secoli ogni ordine monastico ha codificato la propria. Le prime comunità di cenobiti risalgono al IV secolo. In Italia ci sono diverse testimonianze, alcune delle quali di epoca bizantina. Ecco perché la scoperta del Graim, qualora gli esperti della Soprintendenza confermassero che si tratta di un cenobio eremitico, potrebbe aprire scenari molto interessanti.
ANNI DI LAVORO. La scoperta è frutto dello studio che il Graim conduce da alcuni anni sugli aspetti naturalistici e antropici della “Montagna madre”, che ha consentito al gruppo, nel 2015, di localizzare a Roccamorice la miniera di Santo Spirito, di cui si erano perse le tracce, e a scoprire al suo interno la Grotta della Lupa, che si è rivelata la più estesa della Majella, sulla quale cui il Parco nazionale assieme a enti e associazioni sta coordinando uno studio scientifico su 15 ambiti.
IL GRAIM. Il gruppo è autorizzato formalmente dall’Agenzia del Demanio (Direzione regionale Abruzzo e Molise), dalla Regione Abruzzo (Servizio Risorse del territorio ed attività estrattive), e dal Parco Nazionale della Majella, a svolgere attività di “Avvicinamento e sopralluogo ai siti di interesse minerario ai fini di studio e informazione”. Inoltre, ha in corso una fattiva collaborazione con la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Abruzzo.

