Gruppo di italiani scampati alla morte: «L’inferno in un attimo»

2 Gennaio 2017

«Tutto è accaduto tutto in un istante: stavamo festeggiando e mangiando a tavola quando sono esplosi i primi colpi ed è scattato il panico nel locale». È l’orrore vissuto nella notte di sangue di...

«Tutto è accaduto tutto in un istante: stavamo festeggiando e mangiando a tavola quando sono esplosi i primi colpi ed è scattato il panico nel locale». È l’orrore vissuto nella notte di sangue di Istanbul nelle parole dei tre giovani modenesi scampati alla strage del “Reina”, dove si trovavano con un amico di Palermo e una ragazza di Brescia. I tre superstiti, che da tempo vivono in Turchia per lavoro e sono decisi a mantenere l’anonimato, raccontano di aver udito spari arrivare da più direzioni e di aver visto un uomo con il mitra sparare sulla gente. I colpi, secondo la loro ricostruzione, sarebbero stati sparati dalla scala della pista centrale della discoteca, ma anche al piano superiore, dove si trova il ristorante giapponese. Dunque i punti di fuoco sarebbero stati almeno due. Tutti illesi gli italiani, che per salvarsi si sono gettati a terra: solo la ragazza ha riportato lievi escoriazioni al volto.

Prima gli spari, poi il fumo e il panico tra le persone che sono scappate calpestando gente insanguinata a terra, mentre il killer scaricava sulla folla raffiche impazzite. Così i testimoni rievocano la notte di terrore al “Reina”. Le autorità turche sostengono che abbia agito da solo, ma con gli italiani anche altri sopravvissuti raccontano di aver visto più di un attentatore. Era appena passata la mezzanotte e il locale era in pieno fermento, con centinaia di persone a festeggiare il Capodanno. Tra loro anche Sefa Boydas, centrocampista del Beylerbeyi, che descrive così la paura e la fuga in massa dal locale: «Eravamo entrati da appena 10 minuti quando abbiamo sentito colpi di un’arma da fuoco e visto il fumo all’entrata del locale. Da lì è iniziato il panico. Alcune ragazze sono svenute» ha raccontato il calciatore. «Per fuggire, molte persone hanno calpestato gente che era a terra» ha proseguito il 21enne, che era nel locale con la fidanzata. «A un certo punto ho preso la mia ragazza sulle spalle e sono fuggito. Anche se l’attentatore ha urlato qualcosa era impossibile da decifrare per via delle urla di paura che coprivano tutto».

Alcuni raccontano di chi, per scappare, si è gettato nelle acque gelide del Bosforo, mentre altri hanno finto di essere morti. «Prima di capire quello che stava succedendo, mio marito mi è crollato addosso dopo essere stato ferito» ha spiegato un’altra testimone, Sinem Uyanik.