Guardie mediche, la sfida finale a Regione e Asl

Campanelli (segretario Fimmg): «Illegittima la restituzione delle indennità» Il sindacato spiega in una lettera che non c’è alcuna sentenza che la impone
PESCARA. «La richiesta di restituzione della indennità di rischio poggia su una mera ipotesi». Lo afferma Sandro Campanelli, segretario Regione Abruzzo Fimmg Continuità Assistenziale, lanciando la sfida finale alla Regione che chiede, alle ex guardie mediche, la restituzione delle indennità sulla base di un’indagine della Corte dei conti e un parere legale.
Le ex guardie mediche non ci stanno e rispondono alla Regione. «La Procura generale della Corte dei Conti, sulla base di un ipotizzato ed non ancora accertato danno erariale», afferma Campanelli, «chiede nel luglio del 2017 “notizie e documenti” alla Regione Abruzzo. E la Regione risponde sospendendo l'erogazione della indennità di rischio con contestuale richiesta ai medici di restituire quanto “indebitamente” percepito negli ultimi 10 anni».
Per il rappresentante della Fimmg fino ad oggi «nessun giudice del lavoro o contabile ha emesso una sentenza che riconosca l’illegittimità di tale indennità. Del resto, la Regione e le organizzazioni sindacali più rappresentative», sottolinea il medico, «hanno liberamente deciso, nel 2006, di riconoscere a favore dei medici di guardia un’indennità che compensasse le gravissime carenze di sicurezza riscontrate nelle sedi di guardia di tutto l’Abruzzo. Le lacune sono state di recente certificate anche dai numerosi accessi effettuati dai Nas», dice ancora Campanelli che cala il problema all'interno del perimetro disegnato dall'Accordo collettivo nazionale «che espressamente prevede, all'articolo 14 comma 9, che in sede di contrattazione regionale possano essere valutate condizioni di “particolare disagio e difficoltà nell'espletamento dell'incarico”. Quale maggior “disagio e difficoltà” della mancanza dei presidi minimi di sicurezza?», domanda il responsabile della Fimmg: «Pertanto la richiesta di restituzione della indennità di rischio poggia su una mera ipotesi», ripete, «così come appare incomprensibile il comportamento della Regione che, invece di difendere un accordo liberamente raggiunto 12 anni fa, lo mette in discussione con il presumibile scopo (e certamente con l'effetto) di costituirsi un tesoretto a danno dei medici di guardia».
Sono in corso numerose cause davanti al giudice del lavoro e il Tar Abruzzo: «E noi siamo fiduciosi che la magistratura vorrà ribadire la legittimità dell’Accordo integrativo regionale», auspica Campanelli che dà la stoccata conclusiva affermando che: «Istituzioni regionali e Asl stanno esercitando in maniera arbitraria le loro ragioni nei confronti di medici a cui vengono richieste somme molto rilevanti (anche di 70mila euro, ndr) e si preannunciano trattenute del quinto dei compensi mensili senza alcuna sentenza di condanna».
«Somme legittimamente guadagnate dai medici ai quali, con la sospensione della indennità, viene riconosciuto oggi un compenso ridotto del 20% e che i recuperi farebbero precipitare a meno della metà di quanto previsto dal contratto con una busta paga decurtata a 1.000 euro netti al mese. Tutti i cittadini dovrebbero allarmarsi», conclude Campanelli, «lo tsunami che oggi investe le guardie mediche domani potrebbe devastare qualunque lavoratore».

