Guardie mediche, Lanciotti pronto a chiedere i danni

18 Novembre 2017

Il presidente dell’Ordine pescarese minaccia iniziative legali contro la Regione Nel mirino la sospensione dell’indennità di rischio e il recupero dei soldi versati

PESCARA. Il presidente dell’Ordine dei medici, Enrico Lanciotti, è pronto ad attivare tutte le iniziative possibili, a partire da quelle legali, in difesa dei medici della continuità assistenziale.
Le ex guardie mediche hanno infatti subito la decisione della Regione di sospendere l’indennità di rischio in favore della categoria e di recuperare le somme già erogate negli ultimi dieci anni, per diverse decine di migliaia di euro a testa.
Tutto nasce da un decreto della Procura regionale della Corte dei Conti del mese di giugno che ha messo in evidenzia l'illegittimità di questa indennità, un extra di quattro euro l’ora previsto in un accordo integrativo regionale.
L’azione legale. Dopo aver saputo della decisione della Regione di richiamare le Aziende sanitarie all’immediato recupero delle somme già erogate, Lanciotti ha annunciato pubblicamente come si muoverà per contrastare questa azione.
E ha spiegato che porterà all’attenzione del Consiglio dell’Ordine, nella prima seduta utile del mese, la decisione di dare mandato all’ufficio legale di accertare le responsabilità per quanto riguarda l’esercizio della disciplina sugli accordi e quelle sull’omessa vigilanza sugli atti contrattuali.
Tsunami emotivo. Lanciotti intende anche accertare «il danno derivante dalla mancata erogazione ai medici di continuità assistenziale della indennità di attività ambulatoriale, sempre disattesa», dice, «perché ritenuta assorbita dalla voce contrattuale che ora viene contestata».
Infine, l’ufficio legale dovrà configurare «il corretto percorso per l’accertamento dell’eventuale danno biologico-esistenziale per i colleghi investiti da questo tsunami finanziario ed emotivo».
L’accanimento. Il presidente dell’Ordine dei medici ritiene che in questa fase sarebbe stato più che sufficiente «sospendere l’erogazione dell’indennità, accompagnata dall’interruzione della prescrizione dei termini. Dare avvio alle procedure di recupero appare un accanimento incondivisibile nei confronti di chi sembra essere a tutti gli effetti incolpevole vittima di inescusabili sgrammaticature commesse in sede di contrattazione decentrata».
Procedura di rivalsa. All’inizio del mese, Lanciotti aveva scritto al presidente della Regione Luciano D’Alfonso e all’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci per dire la sua e per invitarli a «una leale assunzione di responsabilità istituzionale e alla temperanza di una eventuale procedura di rivalsa, quanto ai modi e ai tempi». Invece poi la Regione ha «richiamato le aziende all’immediato recupero delle somme erogate», contesta Lanciotti.
In quella occasione, il presidente dell’Ordine dei medici pescaresi aveva anche sottolineato che «gli accordi integrativi regionali sono atti pienamente vincolanti per l’amministrazione che li ha sottoscritti e non possono essere disattesi con atto unilaterale».
Politica matrigna. E aveva chiesto alla politica di essere «materna», per tutelare la categoria e non «matrigna».
Ma la Regione non si è fermata, e lo ha fatto - è stato spiegato - per evitare il protrarsi di un potenziale pregiudizio per le finanze pubbliche e perché si è voluto rispettare la normativa e le disposizioni dell’Accordo collettivo nazionale che non sono in linea con l’Accordo integrativo regionale. Adesso, lo scontro rischia di iansprirsi e di portare le parti davanti a un giudice. (f.bu.)
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