Guarino lascia la Asl dopo nove anni da direttore sanitario

10 Febbraio 2015

Il braccio destro di D’Amario va in pensione tra un mese Appello ai dipendenti: gentili con i pazienti, non sono bulloni

PESCARA. «Il mio è quasi un record nazionale: 9 anni da direttore sanitario. Le assicuro che non è uno scherzo». Per Fernando Guarino, 65 anni, il 17 marzo prossimo sarà l’ultimo giorno di lavoro alla Asl: poi, lui che è stato direttore sanitario dal 2002 al 2004 con Angelo Cordone direttore generale e ancora dal 2009 a oggi con Claudio D’Amario al vertice della Asl, andrà in pensione. «Ma farò sempre il geriatra», avverte Guarino, «un medico è sempre un medico». Per il suo posto è già aperta la corsa. Ai tremila dipendenti della Asl, a partire dagli infermieri che sono in prima linea, Guarino dice: «Li saluto invitandoli a continuare a lavorare con impegno perché, nella sanità pubblica, quello che conta è aiutare le persone che hanno bisogno. Capisco che ci possano essere momenti di irascibilità per la troppa pressione, ma serve calma perché i pazienti sono persone e vanno trattati con gentilezza. Noi non costruiamo bulloni, assistiamo le persone e ognuno ha la sua complessità che va al di là dei malanni».

Nella sua esperienza, Guarino – diplomato al liceo classico D’Annunzio di Pescara e laureato in Medicina all’università di Bologna – ha visto i due tempi della sanità: quella delle vacche grasse e quella dei tagli che, dal 2009 in poi, ha accelerato sempre di più. Guarino ha cominciato all’ospedale di Chieti nel 1974 come assistente in Geriatria, poi, ha fatto carriera a Vasto e Gissi fino a diventare primario all’istituto Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Tra il primo e il secondo mandato da direttore sanitario a Pescara, Guarino è stato anche primario della Geriatria all’ospedale di Lanciano dal 2005 al 2009.

«Dal 2002 al 2004», racconta, «a dire la verità, non c’erano troppe incombenze. Poi, dal 2009, ci siamo dovuti impegnare, e tanto, per il piano di rientro della Regione tagliando spese e razionalizzando i reparti il più possibile. E alla Asl di Pescara è andata bene: nel 2009 siamo partiti da 30 milioni di deficit e ora siamo arrivati a un più 32 milioni di attivo. Non è stato semplice ma ce l’abbiamo fatta: con D’Amario c’è stato un ottimo rapporto di collaborazione».

E D’Amario parla così del suo braccio destro: «Guarino, come tutti i medici non vorrebbe mai lasciare la professione perché il nostro è un lavoro che ti prende completamente. È stato ed è una persona di grande lealtà e dalle capacità umane oltre che professionali. Abbiamo lavorato in squadra ed è stato un elemento di coesione. Purtroppo, il suo contratto è in scadenza e la normativa nazionale non consente una proroga».

Guarino si dice «soddisfatto»: «In un periodo di difficoltà siamo riusciti a migliorare l’ospedale di Pescara che resta un punto di riferimento per l’intero Abruzzo con reparti d’eccellenza. Poi, ovviamente, le noti dolenti ci sono ancora ma accade nelle città medio-grandi di tutta Italia: mi riferisco alle liste d’attesa e al sovraffollamento di reparti come Medicina e Geriatria. In sanità è necessario precorrere i tempi», avverte il direttore sanitario, «ma non è sempre facile realizzare questo obiettivo con i lacci della burocrazia: così se aumentano gli anziani sempre di più e i tessuti familiari si indeboliscono a causa dei ritmi della vita moderna, il sistema dovrebbe essere più veloce a recepire questa necessità, come è stato fatto tra anni Novanta e Duemila con l’incremento dei tumori e la nascita dei day hospital oncologici».

Per Guarino, i «ricordi belli» sono le inaugurazioni: «Ogni volta che abbiamo aperto un reparto nuovo o festeggiato l’arrivo di un macchinario atteso, la ricordo sempre con piacere perché l’inaugurazione rappresenta il compimento di un percorso fatto». Ma c’è anche un’inaugurazione fallita, quella del distretto sanitario fantasma a Cepagatti: costato 3 milioni, mai aperto nonostante la festa del 2004 e distrutto dai vandali con danni per 600 mila euro. «Purtroppo», dice Guarino, «ci sono problematiche, e mi riferisco anche al presidio del Carmine a Penne fermo da trent’anni, che si trascinano senza capire perché. Dal punto di visto amministrativo, la sanità resta complicata». Un ruolo di responsabilità mette di fronte anche alle storture del pubblico: «Resto sempre dispiaciuto per la mancanza di posti letto e quando non riusciamo ad assicurare una risposta ai disagi. Mi dispiace particolarmente per gli anziani costretti, a volte, a essere ricoverati in corridoio. Ecco perché voglio ricordare a tutti i dipendenti che l’accoglienza è determinante».

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