Guidano per 3.500 km: i corrieri della speranza

Le storie commoventi dei fratelli Sergii e Oleksii e dell’autista di bus Andriy Partono da Pescara per consegnare pacchi in Ucraina e riportare profughi
Traghettatori di speranza, aiuti e vite umane: attraverseranno il cuore dell’Europa con i loro mezzi, fino al confine occidentale dell’Ucraina, per portare cibo, vestiti e medicinali a chi è sotto le bombe dei russi. Poi rifaranno la stessa strada al contrario, per rientrare in Abruzzo, ma stavolta con i pullman pieni di profughi. Andriy, Sergii e Oleksii: hanno tra i 25 e i 45 anni, dovranno percorrere 3.572 chilometri in pochi giorni (tra andata e ritorno), ma rappresentano l’unico barlume di speranza per chi è in guerra.
I corrieri della vita
Andriy è partito ieri intorno all’ora di pranzo dalla stazione di Pescara: ora dovrà attraversare cinque Paesi europei per arrivare fino a Leopoli, la città più importante dell’Ucraina occidentale. Già domani, poi, rifarà altre 17 ore di viaggio per rientrare in Abruzzo.
Ma è un percorso che Andriy conosce bene perché lo fa da 15 anni: prima dello scoppio della guerra viaggiava per una compagnia di servizi che ora gli ha messo a disposizione il solito pullman per andare ad aiutare chi ne ha bisogno.
«Lì c’è la guerra e dobbiamo tutti dare una mano», dice Andriy, che ha poca voglia di parlare mentre carica i pacchi di cibo e medicinali sul suo pullman. Mastica poco l’italiano e per farci raccontare la sua storia abbiamo bisogno di un traduttore. Per lui e gli altri autisti della speranza, trasformarsi in traghettatori di salvezza è stata una scelta immediata. «Tutti dovevamo attivarci per fare qualcosa», spiega Andriy, «ma se non l’avessi fatto, mi sarei sentito come un traditore».
Fino a pochi giorni fa, ogni domenica, il pullman di Andriy era carico di cibo e vestiti che gli ucraini d’Abruzzo, sempre molto legati alla loro terra d’origine, spedivano in patria. «Ma spesso trasportavo anche i parenti che dall’Ucraina volevano raggiungere i loro connazionali in Abruzzo e viceversa».
Ora, però, il suo pullman trabocca di pacchi di cibo, farmaci e vestiti che prenderanno il posto dei passeggeri almeno nel viaggio d’andata fino a Leopoli. Andriy e i suoi collaboratori arriveranno in città e cercheranno di scaricare gli aiuti il più in fretta possibile. «Ho mia moglie e i miei figli a Leopoli», prosegue l’autista, «Se ho paura di tornare in Ucraina ora? No, non posso permettermi di avere paura». Tornerà in Abruzzo fra qualche giorno, appena il tempo di rifiatare e recuperare le forze, ma stavolta il suo pullman sarà pieno di persone: profughi e vite umane da portare in salvo.
Sul pullman di Andriy potranno salire tutti: chiunque riuscirà a trovarsi anche solo un piccolo spazio sul traghetto della speranza sarà libero di partire con lui.
DA AUTISTI A VOLONTARI
Sergii e Oleksii sono molto giovani, hanno 25 e 27 anni e parlano italiano a malapena. Sono partiti due giorni fa dall’Abruzzo per trasportare gli aiuti sul loro furgone. Anche loro, come Andriy, conoscono bene la strada. Trasportavano pacchi, lettere e turisti, fino a poco tempo fa. Ora sono diventati a tutti gli effetti degli emissari di speranza ma, a differenza di Andriy, non potranno scaricare gli aiuti direttamente in Ucraina: arriveranno al confine con la Romania, vicino alla città ucraina di Cernivci (nella zona occidentale del Paese): non si occuperanno direttamente della distribuzione, ma sono già pronti a macinare chilometri pur di salvare delle vite riportandole in Abruzzo.
Come angeli all’inferno
Andriy, Sergii e Oleksii sono l’unico anello di congiunzione tangibile tra noi e l’Ucraina: i nostri aiuti vengono raccolti nei punti precisi, già sparsi in tutto l’Abruzzo, ma tutto passerà dai loro pullman, e dai numerosi dai furgoni già partiti dalla nostra regione nei giorni scorsi . «Lo facciamo noi perché è il nostro lavoro», spiega Andriy, «è un viaggio molto pericoloso preferiscono lasciarlo fare a chi ha più esperienza». Un’ancora di salvezza che arriva direttamente dall’Abruzzo, ma che al ritorno farà tappa in diverse città italiane (fino a Bari e poi anche Lecce) proprio per distribuire meglio i profughi. Da autisti di linea e semplici volontari, questi uomini sono diventati corrieri della vita. Molti di loro viaggiano con il fardello dei loro famigliari ancora sotto le bombe in Ucraina.
«Ma è il nostro lavoro», conclude Andriy, che ha fretta caricare gli ultimi pacchi sul suo pullman e partire. «per chi si trova sotto le bombe in Ucraina, noi che arriviamo con gli aiuti e offriamo una possibilità di scappare, siamo come angeli che scendono all’inferno».

