«Ha distrutto la mia vita ora dovrà starmi lontano»

Dopo le ripetute denunce della donna, l’uomo è stato indagato per stalking «Non solo botte, ma annientamento psicologico. Che fatica essere creduta»
PESCARA. «Non sono serena, no. Ma rassicurata sì, almeno ora so che non sono pazza, qualcuno finalmente mi ha ascoltato e ha capito che non esagero, che quell’uomo che doveva essere il compagno della mia vita è invece per la mia vita e per quella di mio figlio un grave pericolo. E lo ha allontanato. É un passo importante. Chissà, forse siamo arrivati in tempo e non finirà come per tante donne, ammazzate dal loro “uomo” e tutti intorno a piangere perché nessuno credeva che fosse così violento, che potesse arrivare a tanto...».
Giovanna (il nome è necessariamente di fantasia) è lucida e determinata, anche se a tratti la voce le trema mentre racconta che finalmente il giudice, Gianluca Sarandrea, ha firmato il divieto per il suo ex di avvicinarla, stazionare nei luoghi che lei frequenta, telefonarle senza un motivo valido. L’uomo, quarantenne libero professionista pescarese, è indagato per stalking, ovvero atti persecutori reiterati per anni nei confronti della sua ex compagna, dunque minacce spaventose e continue, appostamenti quotidiani sotto casa e al lavoro, aggressioni in pubblico e in privato, telefonate ossessive (un giorno Giovanna ne ha contate 82 in una ora!).
Lei lo ha denunciato più volte e da tempo, ma finora il magistrato non aveva ritenuto sufficenti le prove a carico portate dalla donna per procedere con misure cautelari: mancavano referti medici delle violenze, per esempio. «Io al pronto soccorso sono andata una volta», racconta la donna, 40 anni, buona famiglia alle spalle, un lavoro tranquillo, tanti amici, almeno fino a quando non ha conosciuto Alberto.
«Certo che alzava le mani, io spesso riuscivo a scappare. Ma soprattutto mi ha schiantata psicologicamente, mi ha fatto credere di essere una cattiva madre, che non valgo nulla, mi minacciava di tagliarmi la testa, togliermi il bambino, ucciderci. Faceva e fa uso di droghe eccitanti e perde il controllo completamente, mi segue, mi affronta ovunque. Sono anni che non esco, che non incontro amiche. Vivo nella paura. Lui mi diceva cose orrende di chiunque mi volesse bene, una sorta di gelosia buia, feroce, limitava ogni mio pensiero. Qualsiasi cosa io dicessi poteva scatenare una tempesta di insulti. Da principio non davanti al piccolo, ma poi quando 2 anni fa sono andata via di casa, anche per strada mentre lo accompagnavo a scuola».
Un inferno durato 4 anni per lei e il bimbo, «anche se non gli ho mai detto una parola sul papà, per non farlo soffrire». «Io dentro di me l’ho capito subito che era un violento», ricorda Giovanna, «ma a volte le donne sono stupide, pensavo che io lo avrei “salvato”. Invece no, me lo hanno detto anche al Centro antiviolenza: questo tipo di uomo non cambia. E lo dico alle altre donne: andate via al primo ceffone, perché andrà solo peggio. Lui voleva annientarmi psicologicamente e ci è quasi riuscito: mi sentivo soggiogata, spaventata fin dal risveglio. Mi dava della poco di buono, io mi vergognavo davanti alle persone, mi sentivo sbagliata. E poi la persecuzione che mi ha creato panico, ansia, paura continua». E in preda al terrore dopo l’ennesima gragnuola di minacce Giovanna è tornatain questura, e qui l’hanno presa in carico gli uomini della squadra mobile di Pierfrancesco Muriana: «Semplicemtente mi ha ascoltata, ha approfondito, ha capito il pericolo, il rischio che corriamo, perché quell’uomo è folle e cattivo». Ora dovrà stare lontano da lei se vuole evitare la galera.
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