Ha pestato il padre perché voleva soldi

Ancora in gravi condizioni il 65enne picchiato dal figlio. Il ragazzo era deciso a ucciderlo, ma un mediatore lo ha bloccato
TOCCO DA CASAURIA. È cominciato tutto per soldi. Luca Settembrini, 27 anni, voleva del denaro dalla madre. Ma non li ha ottenuti. E quando la donna è uscita di casa il giovane se l’è presa con il padre, Alberto, di 65 anni. Lo ha picchiato violentemente, colpendolo anche in testa, facendo esplodere un rancore che forse covava da tempo. E nel giro di poco è scattato l’allarme. Attorno a quella casa, in via XX Settembre, a Tocco da Casauria, si sono radunati carabinieri, vigili del fuoco, 118, Misericordia di Alanno. Gli uomini dell’Arma sono intervenuti in maniera massiccia, con il personale della compagnia di Popoli, coordinato dal tenente Tonino Marinucci, e quello del Reparto Operativo, guidato dal colonnello Gaetano La Rocca, coordinati sul posto dal comandante provinciale, il colonnello Marco Riscaldati, e dal comandante regionale, il generale Carlo Cerrina. E attorno alle 9 è cominciata una trattativa lunga e complessa tra un negoziatore dei carabinieri, Alessio D’Alfonso, comandante della stazione di Torre de’ Passeri, e Luca Settembrini, barricato in casa con il padre, in cucina. Aveva con sé un coltello, Luca, e più volte avrebbe minacciato di usarlo nei confronti del padre, dicendo di essere pronto ad ucciderlo. C’era il rischio concreto che lo usasse e proprio per questo a Tocco da Casauria sono arrivati anche quattro carabinieri della Squadra operativa di supporto (Sos), pronti a fare irruzione nell’alloggio per liberare l’ostaggio.
È stato un colloquio lungo, durato quasi sei ore, quello tra il negoziatore e i due uomini chiusi in casa. Un colloquio avvenuto prima a voce, attraverso una finestra, poi telefonicamente, con diverse chiamate. Che sono servite a ricostruire, un po’ per volta, i rapporti familiari, tra dissidi, sofferenze e disagi (più o meno palesi). E anche a far emergere il risentimento maturato da Luca Settembrini nei confronti del padre, al quale il giovane sembra attribuire una serie di responsabilità. Dopo aver messo ko fisicamente il capofamiglia, era come se il 27enne volesse disvelare fatti e colpevoli. E nessuno doveva intromettersi in quella sorta di resa dei conti. Ma nel dialogo difficile tra padre e figlio si è inserito un po’ per volta, con grande abilità e pazienza, il mediatore dell’Arma che ha portato entrambi alla riflessione, facendo scemare gradualmente la tensione, la rabbia. Fino a quando, alle 14, Luca ha deciso di mollare il coltello, per poi aprire la porta di casa, far entrare il mediatore e consegnarsi, facendosi ricoverare in ospedale, a Pescara, nel reparto di Psichiatria. Nello stesso ospedale anche il padre, finito in Neurochirurgia. I medici si sono riservati la prognosi: l’uomo ha riportato un’emorragia cerebrale e delle fratture, sul viso, al torace e alla caviglia. Una volta superata questa giornata difficilissima, l’attività dei carabinieri della compagnia di Popoli è proseguita per fare luce sull’episodio di violenza e su tutto ciò che c’è a monte. E gli accertamenti proseguono.

