«Ha ragione, però chi lo nomina è il Presidente»

14 Dicembre 2016

di Andrea Mori Professor Di Salvatore, ha letto il post del suo collega Saraceni? Che cosa ne pensa? . «Innanzitutto è noto che l'Italia ha una forma di governo parlamentare e che il Presidente del...

di Andrea Mori

Professor Di Salvatore, ha letto il post del suo collega Saraceni? Che cosa ne pensa?

. «Innanzitutto è noto che l'Italia ha una forma di governo parlamentare e che il Presidente del Consiglio non è eletto direttamente dal corpo elettorale; l'art. 92 della Costituzione italiana prevede, infatti, quanto segue: "Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri". Una volta formata la lista dei ministri, egli si presenta alle Camere per ottenere la fiducia, dopo aver esposto il programma di governo».

Quindi è d’accordo con Saraceni?

«Vorrei, tuttavia, spezzare una lancia in favore di chi sostiene che il Presidente del Consiglio sia scelto dal corpo elettorale, nel senso di provare a comprenderne le ragioni. Da anni, la prassi ci dice che la scelta del candidato "premier" avviene prima delle elezioni: o a seguito di "primarie" o in virtù di scelte interne al partito o alla coalizione che si presenta alle elezioni. Ricordo ad esempio le politiche del 2008, quando in qualità di candidati alla Presidenza del Consiglio si presentarono Walter Veltroni per il Pd e l'Italia dei Valori; Silvio Berlusconi per il Pdl, la Lega Nord e il Movimento per le Autonomie; Fausto Bertinotti per La Sinistra Arcobaleno, Pierferdinando Casini per l’Unione di Centro; Daniela Santanchè per La Destra ed Enrico Boselli per il Partito Socialista. Ora, si può sostenere che ciò lasci il tempo che trova e che il dato formale della Costituzione finisca per prevalere comunque sulla prassi, in quanto, anche qualora sia poi incaricato della formazione del Governo proprio colui che abbia ottenuto il maggior numero di consensi dalle urne, qualora questi si dimetta, il Capo dello Stato avrebbe sempre il dovere di verificare se sia possibile formare un nuovo Governo prima di sciogliere le Camere e restituire la parola ai cittadini. Ma non mi scandalizzerei troppo, per le ragioni di cui parlavo, se il cittadino sia convinto che il Presidente del Consiglio sia scelto dal popolo. Una qualche ragione, in fondo, ce l'ha».

Vede qualche conseguenza?

«Chiaro è che sul piano esclusivamente politico il discorso può essere completamente diverso, nel senso che si può discutere sull'opportunità di tornare alle urne subito. Anche in questo caso, tuttavia, occorre prendere atto che i sistemi elettorali per le due Camere sono al momento assolutamente differenti; e questo può costituire un problema per la formazione della maggioranza chiamata a sostenere l'esecutivo dopo le elezioni».

Può essere più esplicito?

«Per la Camera abbiamo l'Italicum, rispetto al quale si attende la sentenza della Corte costituzionale; per il Senato, invece, il Consultellum. E ciò è dovuto al fatto che si era evidentemente convinti che al referendum costituzionale vincesse il Sì, poiché la riforma costituzionale disciplinava transitoriamente il nuovo Senato (non più elettivo), mentre l'Italicum è ormai entrato in vigore. Occorrerà, quindi attendere la decisione della Corte costituzionale e vedere cosa farà per conseguenza il Parlamento».