«Ha sempre avuto attacchi d’ira furibonda»

8 Maggio 2015

Una cliente della pasticceria: «L’ho visto colpire alla testa con un pugno il figlio di Orlando»

PESCARA. Quel giorno se lo ricorda bene F.L. cliente della pasticceria, ma soprattutto residente nella zona, dove abita e lavora da anni. Quel giorno, era l’8 agosto del 2013, la professionista che come tanti nella zona conosce Giovanni Grieco da quando bambino si chiamava ancora Raffaele Colaprete, è stata testimone della prima aggressione fisica di Grieco nei confronti di Alessio Orlando.

«Stavo rientrando in studio con l’acqua, saranno state le 13,30», riferisce al Centro F.L., «Alessio stava con la ragazza. Andavano in direzione nord, sul marciapiede della scuola, lungo via Puccini. Erano arrivati poco prima del parco quando Grieco l’ha aggredito da dietro. Gli ha dato dei cazzotti in testa vicino all’orecchio, mentre la ragazza di Alessio urlava. Avevano la spesa, tutto il pesce è caduto a terra, è stata una scena terribile. Grieco urlava “Mi volete rovinare, vi ammazzo, vi ammazzo”, ripeteva. Alessio è un tipo minuto, per fortuna ha avuto i riflessi per schivare parte di quei colpi. Faceva caldo, quello s’è sbilanciato e alla fine dopo un po’, con gli operai del cantiere vicino che erano scesi dall’impalcatura richiamati dalle urla, Grieco è scappato. Ma mi ricordo che rubò il mazzo di chiavi di Alessio e dopo un giorno, o forse il pomeriggio stesso, le andò a consegnare ai carabinieri, mi sembra di Sambuceto, che chiamarono Alessio dicendo di avere queste chiavi con un biglietto e il suo nome. Ma a parte le chiavi io mi spaventai molto perché con un pugno colpì Alessio nella zona del cervelletto, un pugno forte, violento, e convinsi Alessio ad andare al pronto soccorso per fare una Tac. Perché Alessio in quel momento era molto agitato, non si rendeva conto, ma aveva avuto dei colpi brutti alla testa».

Quanto all’epilogo di ieri la professionista è sconvolta come il resto del quartiere, ma quasi non si stupisce. «Grieco, che noi per tutta l’infanzia abbiamo conosciuto come Raffaele, è sempre stato un prepotente, aveva degli attacchi di ira furibonda. Sempre violento, anche a scuola, e questo purtroppo è l’epilogo che nessuno avrebbe voluto. Una storia assurda, ma io ero rimasta sconvolta già dall’episodio di quei pugni. Per questo, ho detto subito che avrei testimoniato». Il 19 maggio l’udienza in tribunale. (s.d.l.)

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