Ha ucciso il figlio «Non è più pericoloso può tornare libero»

Per lo psichiatra che si è occupato della perizia su Maravalle l’uomo può proseguire le cure fuori dalla struttura di Aversa
PESCARA. «Oggi non è pericoloso ed è in grado di essere rimesso in libertà». È questa in sintesi, la conclusione a cui giunge la perizia effettuata dallo psichiatra bolognese Renato Ariatti su Massimo Maravalle, il tecnico informatico di 47 anni, affetto da disturbo psicotico atipico, che la notte tra il 17 e il 18 luglio dell’anno scorso ha ucciso il figlio adottivo di 5 anni, Maxim, di origine russa, mentre dormiva nell’abitazione di via Petrarca, a Pescara, dove il piccolo viveva con i genitori.
Ariatti, che in passato ha firmato le perizie su Bernardo Provenzano e Annamaria Franzoni, è stato nominato dal gip Gianluca Sarandrea. In relazione a Maravalle ritiene che possa lasciare la casa di cura e custodia annessa all'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa (Caserta) e, «se il giudice prenderà questa decisione, potrà proseguire le cure fuori, come qualsiasi altro cittadino». Ieri, all’illustrazione davanti al gip da parte di Ariatti, hanno assisitto Maravalle, il pm Andrea Papalia e Marilisa Amorosi, responsabile del Centro di Salute Mentale di Pescara, consulente di parte scelto dalla difesa.
Il tecnico informatico si trova nella struttura di Aversa dal dicembre 2014. Nei mesi scorsi è stata adottata questa misura nei suoi confronti in seguito alla perizia psichiatrica effettuata sempre da Ariatti. All’epoca lo psichiatra aveva concluso che «la notte del delitto Maravalle versava in condizioni di «totale esclusione della capacità di intendere e volere». Aveva anche evidenziato che le condizioni psicopatologiche dell’uomo apparivano «migliorate, pur persistendo quote attenuate di pericolosità sociale», e proprio alla luce di queste considerazioni era stato richiesto per Maravalle il proseguimento «delle cure in condizione di residenzialità sulle 24 ore, ad alta intensità terapeutica oltre custodiale». L'uomo, quindi, era stato trasferito dal carcere di Pescara, dove si trovava, nella clinica di Aversa. Ora sarà il gup a decidere sulla custodia di Maravalle e l’udienza si terrà il 29 ottobre prossimo.
Nell’inchiesta sulla morte del bimbo sono rimaste coinvolte anche altre persone. La procura ha accusato di falso in concorso la moglie di Maravalle, madre adottiva di Maxim, Patrizia Silvestri, e due medici, indagati per falso. In merito alla dichiarazione di disponibilità, presentata al tribunale per i minorenni dell’Aquila, all’adozione internazionale con richiesta di relativa idoneità, i coniugi non avrebbero fornito notizie sui disturbi e sulla patologia pschiatrica di Maravalle e i medici avrebbero attestato che Maravalle era esente da difetti fisici e psichici omettendo di rilevare l’esistenza di patologie.
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