«Ho 80 anni, oggi lavoro»

1 Maggio 2023

Di Prinzio, il fabbro di Guardiagrele che ha cominciato a 6 anni a forgiare il ferro

GUARDIAGRELE. «Per me il Primo maggio è una festa ma anche un giorno di lavoro: non rinuncio ad andare in officina per tirare qualche martellata al ferro». Così dice Raffaele Di Prinzio, 80 anni di Guardiagrele, fabbro da 74 anni, da quando cioè era un bimbo di 6 anni che imparava il mestiere dal papà e dal nonno. Un’arte che ora è lui a tramandare a figli e nipoti.
Ha il lavoro nel dna, Di Prinzio, l’uomo di ferro. «La nostra attività risale all'Ottocento», racconta, «per me non è solo tradizione familiare, è soprattutto passione». Una passione che lo porta a lavorare a ciclo continuo, per ore e ore finché non arriva la telefonata della moglie che lo chiama per ricordargli di cenare. E così anche il 1° Maggio, il fabbro Raffaele non rinuncia ai suoi attrezzi e al ferro che lavora talmente bene da diventare arte. Un processo creativo che gli tiene impegnata la mente da sempre «anche di notte, anche nei sogni». Forte come il ferro, Raffaele Di Prinzio, lo è davvero se a 80 anni riesce ancora a portare avanti un mestiere fisicamente faticoso: il ferro va battuto con forza oltre che con precisione. Caratteristiche che al maestro artigiano non mancano affatto, in barba all'età. «L’arte del ferro battuto è tipica di Guardiagrele», dice. «Una volta il paese era pieno di artigiani che lavoravano il ferro. Ora siamo rimasti in pochi. Una volta i fabbri erano molto ricercati soprattutto per gli attrezzi da lavoro in agricoltura oppure i coltelli da cucina. Adesso il mondo è cambiato. Io però continuo a lavorare come una volta, secondo la tradizione. Anche se adesso ci siamo specializzati in cancelli, scale, balaustre, lampadari, letti e oggetti ornamentali».
E le creazioni del maestro Raffaele diventano spesso vere e proprie opere d'arte. Anche per questa ragione che l’artigiano e artista del ferro battuto nel 2003 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica italiana.
«Sono innamorato del mio lavoro», ripete, «ho avuto la fortuna di scoprirlo a 6 anni e di appassionarmi ancora come il primo giorno. In officina il tempo vola. Le ore non si contano, io non indosso orologi a lavoro e vado a casa solo quando ho terminato quello che sto facendo. E quando le cose sono andate come volevo che andassero, la soddisfazione è grandissima».
Nella sua officina, ormai da tempo trasferita da Guardiagrele nella vicina Fara Filiorum Petri, lavorano anche i suoi tre figli: Gioacchino e Franco, fabbri come il papà, e Gabriella che sta in amministrazione. Oltre ai figli ci sono anche i nipoti Alessio, Marco e Angelo. A loro il nonno ha trasmesso la passione. Ma Raffaele non riesce a spiegarsi come, in generale, i giovani non si avvicinino a questo antico mestiere. «No, ai giovani non interessa. Non saprei dire il perché, ma non si avvicinano».
Il maestro artigiano non nasconde il rammarico nel considerare quanto il suo mestiere sia diventato così poco attrattivo per la gioventù. Ma di una casa è certo: anche oggi che l'officina è chiusa per la festa, prenderà in mano i suoi amati attrezzi, accenderà la fucina e terminerà qualche opera d’arte lasciato in sospeso. È questo il suo 1° Maggio. Da sempre.