«Ho affrontato i bulli di mio figlio ora aiuto anche gli altri ragazzi»

8 Aprile 2022

Il professor Giuliano Di Natale raccoglie le segnalazioni degli studenti: «Importante parlare con loro» In aula magna i consigli della polizia postale: attenti alla rete, ciò che per voi è uno scherzo, è un reato

PESCARA. Ha conosciuto il bullismo quando se ne parlava poco e si denunciava ancora meno e oggi è il referente di bullismo e cyberbullismo all’Ipsias Di Marzio Michetti. Giuliano Di Natale, insegnante di educazione fisica e docente di sostegno, sa «come affrontare il tema perché mio figlio disabile ne è stato vittima alle medie e poi alle superiori e sono intervenuto di persona parlando con i bulli e chiedendo loro se si erano divertiti, se erano soddisfatti, e facendo notare che si sarebbero portati dietro per tutta la vita il ricordo di quello che avevano fatto a un disabile. Me ne sono accorto perché mio figlio era strano: aveva ricevuto l’ordine di non raccontare niente ma poi si è confidato con me. I ragazzi hanno capito e a me è servita, come esperienza. Qui a scuola, dove gli episodi sono pochissimi, i ragazzi vengono da me, si aprono e il problema si risolve subito, convocando le famiglie del bulletto, che capiscono il problema e ci sono vicine, anche se inizialmente appaiono distanti». La chiave di tutto è il dialogo «perché i ragazzi hanno bisogno di fiducia, di persone con cui confidarsi. Con i telefonini fanno di tutto, pubblicano di tutto, d’altronde a dieci anni hanno già il cellulare. Ma possiamo rallentare il fenomeno, parlando con loro».
Di Natale racconta la sua esperienza a margine dell’incontro tra l’Ipsias e la polizia per parlare di cyberbullismo. Una lezione diversa da tutte le altre che ha visto in cattedra, nell’aula magna, Gian Mauro Placido, dirigente tecnico della polizia postale Abruzzo. Ha parlato a lungo, di fronte alle classi prime e seconde, di bullismo, cyberbullismo e sexting (cioè lo scambio di messaggi, audio, immagini o video a sfondo sessuale o sessualmente espliciti) che può configurare reati connessi alla pedopornografia. E ha lanciato una serie di raccomandazioni perché «ciò che per voi è uno scherzo, per la polizia non lo è, e ancora meno per l’autorità giudiziaria». Sono state parole di monito, le sue, ma anche di approfondimento e consiglio perché «pubblicando un contenuto in rete», ha detto Placido a più riprese, «poi non è possibile cancellare tutto al cento per cento e si può risalire all’autore. I rischi sono tanti, con la rete: ad esempio è facilissimo incontrare sconosciuti che intendono adescare le ragazzine. E sono nascosti anche in una semplice app, che consente di accedere a tutta una serie di informazioni. È importante installare un antivirus e un firewall e usare bene gli smartphone perché più un contenuto resta in rete e più si diffonde. Con la app della polizia “Youpol” si possono segnalare episodi di bullismo e cyberbullismo, fenomeni abbastanza diffusi, aumentati con la pandemia, che riguardano per lo più ragazzi tra 13 e 16 anni». Dalla preside, Maria Antonella Ascani, l’appello agli studenti a «riflettere bene» su ciò che fanno «quando si supera il limite» e a prestare attenzione, ad esempio, a «scambiarsi i dati degli accessi ai profili personali».