«Ho il coronavirus?»: ogni giorno 50 persone al pronto soccorso

Ai primi sintomi febbrili, i cittadini si presentano alle tende d’emergenza allestite all’ospedale Ma solo per una decina di pazienti si rende necessario il tampone, finora positivo solo in un caso
PESCARA. All'arrivo al pronto soccorso, un infermiere rappresenta un primo filtro per smistare il paziente nella struttura ordinaria o indirizzarlo nella sala pre triage completamente dedicata al coronavirus.
LA PSICOSI Comincia così il percorso blindato, nell'ospedale civile di Pescara, di un possibile caso di infezione da Covid-19. Sono almeno cinquanta al giorno le persone che si recano al pronto soccorso, temendo di aver contratto il coronavirus.
Solo una decina di loro, al massimo, presenta sintomi o circostanze tali da rendere necessario il tampone per accertare l'eventuale contagio. Nell'area antistante il pronto soccorso, da giovedì sono state allestite due tende pneumatiche, montate dalla protezione civile di Montesilvano, che fungono da sale d'attesa per i pazienti, potenzialmente a rischio che devono essere visitati.
UN OPERATORE H24 Varcate le grandi porte dalle quali entrano anche le ambulanze, a sinistra il pronto soccorso accoglie i casi ordinari. A destra la sala pre triage, presidiata h24 da un operatore, rappresenta un primo approfondimento per eventuali casi da coronavirus.
«Il primo contatto avviene attraverso un questionario», spiega Teresa Pianoforte, infermiera, ieri mattina di turno nella sala triage, protetta da un lungo camice, mascherina, visiera per occhi e guanti.
«Prima ancora di procedere alla misurazione della temperatura», aggiunge, «sottoponiamo al paziente una serie di domande, per fare un quadro preciso della situazione e quindi una prima valutazione del caso che ci aiuterà nelle decisioni successive».
SOGGIORNI AREE A RISCHIO Oltre ai dati anagrafici, il questionario riguarda la valutazione epidemiologica dei pazienti sintomatici.
È in questa fase che si chiede di eventuali soggiorni in aree geografiche a rischio, l'esposizione a casi accertati, vivi o anche deceduti, l'esposizione a casi sospetti o ad alto rischio, il contatto con persone rientrate da zone gialle o rosse e con conviventi di casi sospetti.
«Se in questa fase», dice Pianoforte «compare anche solo uno degli elementi a rischio, allora si procede a una valutazione clinica, attraverso l'analisi dei sintomi, a cominciare dalla temperatura corporea. A questo punto, se riscontriamo qualche elemento che possa accendere un campanello di allarme, prendiamo contatti con l'infettivologo al quale esponiamo il caso».
LA COPPIA LOMBARDA Sarà il medico a consigliare l'iter successivo. Le possibilità sono due: i pazienti vengono accolti nelle tende all'esterno dove aspettano la visita dell'infettivologo, come accaduto ieri mattina a una coppia, rientrata dalla Lombardia, con febbricola, raffreddore e un po' di tosse.
La seconda invece è quella che fa scattare immediatamente la necessità di effettuare il tampone. «In questo caso», precisa l’infermiera, «i pazienti vengono portati nella zona di isolamento nella palazzina allestita appositamente».
IL TAMPONE Lì avviene il tampone e l'osservazione clinica per tutta la durata di attesa dei risultati, che vengono elaborati in circa cinque o sei ore. In caso di esito negativo, il paziente può essere rimandato a casa o ricoverato, a seconda della sintomatologia, in uno dei reparti dell'ospedale. Per tamponi positivi, invece, il paziente viene ricoverato nel reparto di malattie infettive, in quarantena in una delle sei stanze a pressione negativa, che impediscono all'aria di diffondersi all'esterno.
UN SOLO RICOVERATO Al momento è solo uno il paziente ricoverato in una di queste aree e si tratta dell'uomo di San Giovanni Teatino risultato positivo al Covid-19.
Sono invece almeno 50, su un totale di circa 180 accessi giornalieri, le persone che si rivolgono al pronto soccorso per paura di avere contratto il coronavirus.
«Dall'inizio dell'emergenza», spiega Alberto Albani, direttore dell'unità operativa del pronto soccorso, «gli accessi ordinari sono diminuiti del 30 per cento. La situazione è perfettamente sotto controllo. Al momento abbiamo un operatore come primo filtro, un altro operatore nella sala triage e nella zona dei tamponi ci sono un medico e un infermiere. Tutti h24. Sono state prese tutte le misure del caso. Il picco di diffusione del virus secondo i dati statistici si raggiungerà tra una settimana – dieci giorni».
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