«Ho pensato a un pazzo che sparava tra la folla»

3 Agosto 2022

La proprietaria del bar di via Ravasco: «Ho temuto che stessero uccidendo tutti» «Avevo servito quei clienti, poi sono rientrata. Il killer ha puntato dritto a loro»

PESCARA. «Quando ho sentito gli spari ho pensato che era arrivato un pazzo nel bar e che stava sparando all’impazzata nel locale». Sono le 2 di notte e nel Bar gelateria del parco, tra via Ravasco e la strada parco, i proprietari, Loredana e Antonio, stanno ancora sistemando e pulendo tutto, dopo l’agguato avvenuto attorno alle 20, in un lunedì sera lavorativo apparentemente come molti altri.
Antonio cancella in maniera accurata le tracce di un delitto senza precedenti, dopo che la polizia scientifica ha trascorso ore ad eseguire i rilievi. E Loredana ripercorre quei secondi di autentica follia. «Fortunatamente ero in bagno, ho sentito solo gli spari. Non ho visto niente, e neppure mio marito. È successo tutto in un attimo» nella veranda che dà sulla strada parco, dice incredula per la tragedia che si è consumata poche ore prima sotto gli occhi dei clienti e di chi si trovava vicino al locale.
L’ultima immagine che ha di Walter Albi, architetto di 66 anni, e Luca Cavallito, 49enne, è del momento in cui li ha serviti. «Gli ho portato una birra e sono rientrata, sono andata in bagno. E lì ho pensato, quando ho sentito gli spari, che era arrivato un pazzo e che sparasse mentre c’era gente seduta qui». Non ha idea di chi fossero i due clienti presi di mira dal killer. «Non conosciamo queste persone, non sappiamo nulla. Si sono seduti, tranquilli, hanno ordinato una birra e le pizze, con modi educati» dopodiché, quando avevano già le pizze davanti, è arrivato l’uomo con il casco che ha cominciato a sparare. Era chiaro che ce l’avesse con loro, perché «non ha guardato nessun altro, ha puntato lì e basta». Riprendersi non sarà semplice, anzi. «Ora dobbiamo tranquillizzarci», dice la donna mentre due pattuglie della squadra volante tornano in via Ravasco, nel cuore della notte, per continuare a cercare i bossoli, senza trovarne. Solo ieri mattina, quando il bar ha riaperto, un proiettile è stato trovato in un soprammobile a forma di fiore, sul bancone, ed è stato recuperato.
Da un locale all’altro, giusto di fronte lo sconcerto è identico. Il proprietario di Kidland, Donato, chiude anche lui attorno alle 2. «Ci siamo preoccupati parecchio quando abbiamo sentito gli spari e anche i genitori dei bambini che erano qui da noi. Mi sono subito impegnato a distrarre i bimbi con i giochi, i genitori si sono precipitati fuori. E abbiamo chiuso i cancelli, nel timore che potesse accadere qualcosa», anche perché qualcuno ha raccontato che il killer si sarebbe avvicinato prima al cancello di Kidland per poi spostarsi al bar». Via Ravasco è diventata off limits, l’altra sera, «molti non sono riusciti ad avvicinarsi, altri hanno disdetto dopo aver saputo» dell’omicidio, prosegue il titolare della struttura anche lui esterrefatto di fronte a tanta violenza in un angolo della città da sempre tranquillo. Il primo pensiero di chi era con lui, a preparare le pizze, è stato che «stessero esplodendo dei petardi».
Arriva da un altro bar un messaggio pieno di sconforto. Dal bar Fabrizi, di via Nicola Fabrizi, Mario e Nina sono senza parole perché Cavallito (che vive a Montesilvano Colle) è un amico, oltre ad essere un cliente abituale e di recente si vedeva anche in compagnia di Albi. «Questo è il suo bar, viene qui mattina, pomeriggio e sera» e c’è stato anche lunedì, attorno alle 19. Ha anche detto che sarebbe tornato «per una bruschetta e una birra». «È una brava persona, se passa un mendicante gli offre ciò che vuole, caffé e dolce. È un buono, non l’ho mai sentito urlare, non beve, non fuma, va a letto alle 9 di sera. Una persona squisita, educata, nei rapporti con gli amici, di una famiglia perbene», dice Mario da dietro al bancone. «Fisicamente è un gigante, si allena, forse questo lo ha salvato» dice ancora pensando allo sconforto infinito di due sere fa, quando ha saputo dell’agguato. Per Cavallito, che vive a Montesilvano Colle, sperano e pregano i genitori, Dario e Maria Pia, e i fratelli Chicca e Simone. «Si riprenderà», dicono dal bar. Lo sperano tutti quelli che gli vogliono bene.