«Ho perso 100 euro e me li ha restituiti un ambulante, riflettiamo»

1 Giugno 2015

«Mi chiamo Luca B, ho 42 anni e sono un medico dell'ospedale civile di Pescara. Scrivo per raccontare, senza commenti e senza allusioni a dibattiti politici o avvenimenti di cronaca, di un fatto di...

«Mi chiamo Luca B, ho 42 anni e sono un medico dell'ospedale civile di Pescara. Scrivo per raccontare, senza commenti e senza allusioni a dibattiti politici o avvenimenti di cronaca, di un fatto di sorprendente bellezza, che mi è accaduto giovedi scorso al mercatino di via Lucania a Montesilvano».

Inizia così la lettera di un lettore del Centro sorpreso dal bel gesto di onestà di un ambulante che qui di seguiot racconta per indurre tutti a una riflessione.

«Ero andato lì con mia moglie e i bambini portandomi in tasca 100 euro senza portare portafogli per non avere ingombri; ad un certo punto mi allontano per andare a gettare delle cose e inavvertitamente dalla tasca della tuta mi cadono le due banconote da 50 euro senza che me ne accorgessi. Poco dopo, mentre guardavo la frutta sui banconi, mi sento toccare la spalla, mi volto e trovo un ambulante (vu-cumprà secondo il moderno vocabolario) verosimilmente nigeriano o comunque centroafricano, con in braccio un po' di accendini e qualche altro piccolo gadget, che mi dice “ehi amico, hai perso questi”, mostrandomi le 100 euro. Fisso i soldi e lo guardo incredulo, lui me li passa, io li prendo ma rimanendo a bocca aperta ed impalato, bisbigliando un “grazie” un po’ timido. Quel ragazzo mi sorride e dice “tranquillo amico, grazie di che? non erano mica soldi miei...” A quel punto gli propongo di accettare una parte ma lui rifiuta educatamente e col sorriso; gli dico che voglio comprargli qualcosa, anche solo accendini, ma ancora lui mi risponde “ma tranquillo amico, non c'è nessun problema!”. Sono sicuro che avrei fatto lo stesso anche io; ma lo avrei fatto nelle condizioni di quel ragazzo? Lui ha ricevuto un po’ di pacche sulle spalle dagli altri ambulanti che stavano lì. Ho il rammarico di non avergli chiesto il nome da poter pubblicizzare in questa lettera, ma credo di aver sentito un suo collega dirgli “e bravo Bingo!”. Vorrei che i Vostri lettori facessero le loro riflessioni in merito.