«Ho risanato i conti dell’Aca ora sono pronto a lasciare»

L’amministratore Di Baldassarre è in scadenza dopo tre anni alla guida dell’ente Si apre la corsa alla successione: «Non so se ricandidarmi, ho già fatto tanto»
PESCARA. «All’Aca è necessaria una guida competente, capace e dotata della necessaria preparazione. L’Abruzzo esprime intelligenze importanti e non ci sarà alcuna difficoltà a sostituirmi. Comunque, io non mi sono ancora posto il problema di quello che accadrà: se sarò ancora utile mi ricandiderò, altrimenti non lo farò». È arrivato alla fine, dopo tre anni, il mandato dell’amministratore dell’Aca Vincenzo Di Baldassarre e, con l’assemblea dei sindaci andata in scena mercoledì scorso, è già cominciata la corsa alla successione. Il bilancio targato Di Baldassarre, con 9 milioni di utile a fronte di un meno 8 milioni risalente al 2013, è stato approvato, poi, sugli altri punti all’ordine del giorno, investimenti e nomine all’Aca, è arrivata la sorpresa di un rinvio: la maggioranza dei sindaci, guidati dal sindaco di Francavilla Antonio Luciani, appoggiato tra gli altri anche dal sindaco Pd di Pescara Marco Alessandrini, ha considerato «decaduto» Di Baldassarre e le votazioni sono slittate a data da destinarsi.
Di Baldassarre, avvocato di 53 anni, è pronto a lasciare l’Aca: «Quando sono arrivato», dice l’amministratore, «ho trovato un’azienda travolta dai debiti. Sono partito con il bilancio del 2013 segnato da meno 8 milioni, poi, nel 2014 l’Aca è tornata in attivo con più 5 milioni e il bilancio del 2015 si è chiuso con un utile di 9 milioni. Inoltre, è stato raggiunto l’obiettivo più difficile, il concordato, ed la prima volta in Italia che un ente pubblico è ammesso a tale procedura. Vista così, sembra difficile avere ancora voglia di andare avanti». Sembra un addio neanche tanto velato. «Lo statuto prevede che, dopo tre bilanci, il presidente, e cioè io, faccia un bando per il rinnovo. All’inizio di agosto», assicura Di Baldassarre, «il bando sarà pronto e mandato ai Comuni soci dell’Aca per raccogliere le candidature ed entro settembre si arriverà al rinnovo». E Di Baldassarre si ricandiderà? «Io non mi sono ancora posto questo problema».
Dopo l’assemblea, però, è già scoppiata la polemica: il centrodestra denuncia che «il partito dell’acqua sta cercando di rimettere le mani sulla gestione dell’Aca»; il sindaco di Francavilla, uno che non ha mai lesinato critiche a Di Baldassarre, dice che l’amministratore «ha una visione dell’Aca troppo legata ai freddi numeri e per nulla all’efficienza e alla funzionalità».
Di Baldassarre manda un messaggio a tutti e sembra dire che giocare con l’Aca è pericoloso: «Bisogna tenere ancora alta l’attenzione sui conti dell’Aca. La procedura concorsuale è fatta di scadenze da rispettare e un errore rischierebbe di vanificare non soltanto il lavoro fatto in tre anni ma anche di mettere in dubbio la sopravvivenza stessa dell’Aca». Un modo per dire che l’Aca non si può mettere nelle mani della politica che, per una decina d’anni, ha collezionato debiti su debiti. Con i conti risanati in tre anni, è legittimo chiedersi perché la stessa cura di Di Baldassarre non sia stata fatta prima? «Io non lo so», dice il presidente, «io ho dimostrato che in tre si può fare. Adesso, l’Aca è un’azienda in salute con una liquidità disponibile superiore ai 30 milioni di euro e, pertanto, capace di fronteggiare le emergenze, come il disastro della rottura della conduttura fognaria di via Raiale dell’anno scorso. In passato, con le casse vuote, non ci sarebbe stata la stessa capacità di intervento».
Anche con i conti risanati, l’Aca resta un bersaglio: «L’Aca è sempre il bersaglio più semplice ma bisogna capire che quando si colpisce l’Aca si colpisce quello che c’è stato dietro all’Aca per una decina d’anni».

