«Ho visto bombardare la mia scuola»

11 Ottobre 2020

Il racconto di Silvino Scurti, ex docente del Classico, premiato per l’impegno nella cultura

PESCARA. «Quel 31 agosto 1943 ho visto le bombe che piovevano su Pescara». Un tempo indefinito dopo «tornammo a scuola, ma non c'erano più le finestre e la neve fuori ci gelava». È un racconto da brivido quello di Silvino Scurti, 92 anni, ex docente di latino e greco al liceo classico D'Annunzio per 30 anni, dal 1960 al 1990.
Ieri mattina, all'Aurum, ha ricevuto il Ciattè d'Oro con la seguente motivazione: «Un'intera vita vocata a coltivare e perpetuare le nostre radici classiche e i valori degli antichi come elementi imprescindibili della cultura e della formazione dei cittadini moderni». Nato a Spoltore nel 1928, «all'epoca Pescara e Spoltore erano unite», Silvino Scurti ha una memoria lucidissima su un fisico minuto e uno sguardo vivace. Le sue parole incantano la platea di piazzale Michelucci.
«Nel 1943 mi trovavo sulla collina di Pescara», rimembra l'anziano professore che ricorda a memoria 800 rime in greco, «ho vissuto tutti i travagli della città bombardata sotto i miei occhi. Ricordo il fragore delle bombe sganciate su Pescara, le colonne di fumo, le macerie». Nulla è perduto di quelle memorie, perché il professor Scurti ha vergato tutto minuziosamente in un fascicolo che intende pubblicare a futura memoria. «Ho scritto», rivela, «tutto ciò che accadeva in quei giorni, tra il 1943 e il 1944, dalle bombe che devastavano la città, alla fuga del Re, ai vari passaggi della guerra in atto, ai tedeschi che avevamo in casa». «Pescara ferita cercava di rianimarsi», ricorda il professore, «la città era un cumulo di macerie dopo la pioggia di bombe, ma bisognava ricominciare». Col passare del tempo anche la scuola di via Venezia, il liceo classico D'Annunzio, riapre i battenti: «La scuola non aveva più le finestre, fuori c'era la neve e si gelava, ma noi facevamo lezione ugualmente». (c.co.)