Honeywell, si muove Calenda

18 Ottobre 2017

Vertice a Roma sulla fabbrica di Atessa. Il ministro incontra Regione e sindacati

PESCARA . «Quello che io rilevo, è che il ministro ha assunto al suo tavolo la questione». Sono le parole, caute, del presidente della Regione Luciano D’Alfonso, presente ieri con l’assessore regionale Giovanni Lolli all’incontro dei sindacati con il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda sulla vertenza della Honeywell di Atessa.
«Adesso vediamo quali sono i passaggi e le interlocuzioni del ministro con il management e la proprietà», continua D’Alfonso, «quello che è certo, è che noi come Regione, con la grande bravura di Lolli e i suggerimenti del sindacato di categoria e confederale, metteremo tutti gli elementi ulteriori per fare in modo che quel territorio e quel sito produttivo abbiano un futuro. La legge e l’ordinamento ci consentono di contribuire e partecipare. Siamo in attesa che il ministro realizzi una ulteriore intelocuzione». Contatti ci saranno probabilmente in una prossima conference call tra l’azienda e il ministero.
Ancora una volta dunque il destino della Honeywell è a data da rimandarsi. Ci vorrà probabilmente un mese per avere una risposta dei massimi vertici aziendali che metta fine ad una delle vertenze abruzzesi più difficili e preoccupanti di sempre.
La fabbrica dei turbo di Atessa, stabilimento leader nel mondo per qualità e organizzazione delle prestazioni, chiuderà per delocalizzare in est Europa? Che ne sarà di 420 dipendenti che hanno dato tutto ad uno dei gioielli dell'automotive abruzzese? Domande al momento senza risposta. Il dato emerso dall'incontro di ieri sera al Mise tra il ministro Carlo Calenda, la Regione Abruzzo e i rappresentanti nazionali e locali dei sindacati Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, (assente ingiustificata, ancora una volta, l'azienda), è che ci si rivedrà tra un mese per tirare le somme di una vertenza che sta impegnando i dipendenti in uno sciopero ad oltranza che dura ormai dal 18 settembre.
Da un mese si sciopera e, molto probabilmente, si sciopererà un altro mese ancora. La decisione deve solo essere ratificata oggi nel corso delle assemblee con i lavoratori, ma l'orientamento delle segreterie è che non si può indietreggiare di un millimetro dinanzi all'immobilismo dei capi.
«Il ministro ha messo a disposizione ulteriori fondi per finanziare eventuali progetti e metterà in campo altre iniziative per incentivare l'apertura di un tavolo», commenta Davide Labbrozzi, Fiom Chieti. «Per noi resta ferma la posizione espressa in queste quattro settimane di conflitto sindacale: non vi sono elementi di novità che avrebbero potuto riaprire la trattativa quindi la nostra posizione non può cambiare».
«E' positivo l'interessamento del ministro», commenta Rocco Palombella, segretario generale della Uilm «ma l'azienda deve dare ora un segnale di apertura. Le parti si sono lasciate con l’impegno del ministro ad organizzare una conference call, senza attendere quel mese che i vertici aziendali si sono dati per rispondere sul futuro dello stabilimento abruzzese».
«Non vogliamo dare alcun alibi all’azienda, ma è inaccettabile che a fronte delle disponibilità messe in campo dal Governo» interviene Marco Bentivogli, segretario generale della Fim-Cisl, «la direzione aziendale si prenda oltre un mese per aprire un confronto con il sindacato e le istituzioni italiane. Bisogna stringere sui tempi».
Intanto il presidio davanti lo stabilimento prosegue.
Anche ieri una delegazione di dipendenti ha passato la notte davanti ai cancelli della fabbrica e lo farà ancora.
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