I 106 anni di Carmine il nonno di Pizzoferrato che ha vissuto 2 pandemie

PIZZOFERRATO. Carmine Di Cesare compie 106, è l’uomo delle due pandemie: la spagnola del 1918-’20 e quella attuale, del Covid-19. Anzi, ne conosce una terza, quella che gli ha permesso, lui che parla...
PIZZOFERRATO. Carmine Di Cesare compie 106, è l’uomo delle due pandemie: la spagnola del 1918-’20 e quella attuale, del Covid-19. Anzi, ne conosce una terza, quella che gli ha permesso, lui che parla un dialetto stretto, quasi ancestrale, di conoscere la parola “pandemia” e di averne timore: «Mi ricordo che dopo la guerra ci fu la “pandemia” delle galline, tutte morirono». Si congiunge così quell’anello ipotetico che tieni uniti in un unico afflato uomo, natura e animali. In quell’anello Carmine vive da 106 anni e sembra che il tempo non sia passato a Casale Luigiotti dove vive con il suo unico figlio Domenico e la nuora Cristina Tarantini. A letto alle 19,30, sveglia all’alba; poi i piccoli lavori nell’orto, il pollaio, la legna ancora da spaccare. «Non ha mai abbandonato il suo paese» afferma il sindaco Palmerino Fagnilli che è andato a fargli gli auguri. «Carmine camminava sempre a piedi. Per lui fare la strada, circa sette chilometri utilizzando le scorciatoie, che lo separa da Pizzoferrato era una passeggiata. Ciò che sorprende sono le sue condizioni psicofisiche, presente a se stesso, con ricordi vivi, nonno Carmine per tutti noi è un esempio e una speranza». Carmine è nato nel 1914 quando l’Italia ancora non entrava nella prima guerra mondiale è questo dato fornisce la misura della sua esistenza. La giovane “quercia” era nata da poco tempo che affrontò la “spagnola” la pandemia che mietette milioni di vite ancora stremate dalla “grande guerra”. La quercia iniziò a crescere e decise di non spostare altrove le sue radici, erano i tempi dell’emigrazione che spopolò paesi e territori, e rimase a Pizzoferrato, nella sua montagna. Poi la quercia continuò a irrobustirsi e affrontò le vicende del secondo conflitto mondiale, “le cose brutte” dice ancora nonno Carmine, la Linea Gustav, le battaglie, i tedeschi e i partigiani, la paura, i rastrellamenti. Neanche allora Carmine lasciò il suo territorio, lì era nato e lì doveva morire, se il destino era quello. Poi la vita riprende e Carmine è sempre lì a spaccarsi la schiena per strappare terreno alle rocce e portare a casa il pane per la sua famiglia e vivere in serenità. Poi arriva la seconda pandemia, quella che uccise le sue galline. Quella parola "pandemia" mai conosciuta prima, entra come un cuneo nel microcosmo di Carmine e vi rimane conficcata fino a oggi. «Mò ci sta la pandemie, come ‘na vote» dice «è ‘na brutta cose ma passe». È questa la saggezza che fa dell'ottimismo la chiava di lettura di un'intera vita. Ha tre nipoti, Graziano, Franco e Silvano, e molti pronipoti. Lo scorso anno, il giorno del suo 105esimo compleanno, il sindaco Fagnilli fece indossare a Carmine anche la fascia da sindaco «a rappresentare», dice il primo cittadino, «l’importanza degli anziani nella società pizzoferratese. Le date, quando si tratta di persone, non sono semplici numeri. Non è aritmetica, né banale matematica, né algoritmi razionalistici. I compleanni sono pietre angolari che edificano le esistenze proprie e della propria famiglia, gli affetti attorno, la comunità paesana e statuale a cui si appartiene». Bisogna rimanere in silenzio difronte a nonno Carmine per assaporare a pieno i suoi silenzi, i suoi sorrisi, i riflessi dei suoi occhi carichi di storia.

