I 79 profughi: «Grazie Montesilvano»

Viaggio nei due Sprar gestiti dal Comune alla scoperta del percorso di formazione e integrazione dei richiedenti asilo
MONTESILVANO. Investire risorse ed energie nell’accoglienza degli immigrati per garantire a tutta la comunità un futuro di pacifica convivenza. Con l’attivazione degli Sprar, un brutto acronimo che indica il sistema di protezione per i richiedenti asilo, il Comune di Montesilvano si sta distinguendo in Abruzzo (e non solo) per la qualità dei suoi servizi di accoglienza.
Dopo aver fatto chiudere due Centri di accoglienza (Cas) che ospitavano in altrettanti alberghi più di 400 immigrati stipati come animali, il sindaco di Montesilvano Francesco Maragno si è fatto autorizzare dal Ministero dell’Interno due Sprar: uno dedicato alle famiglie con minori, che si trova in una palazzina di via Napoli e per cui il Comune paga un affitto di 5mila euro al mese; e l’altro dedicato agli uomini soli nella Casa dell’Accoglienza “Madre Teresa di Calcutta” di corso Umberto, nella palazzina ex Artigianluce che costa circa 6mila euro al mese («ma con possibilità di riscatto», spiega il sindaco). Un’operazione che ha fatto risparmiare allo Stato più della metà dei costi di gestione dell’accoglienza, mentre il Comune - attraverso la sua Azienda Speciale - adesso controlla direttamente il flusso degli immigrati e riesce a programmare con attenzione la loro formazione.
I NUMERI DELL’ACCOGLIENZA
A Montesilvano attualmente sono 79 gli immigrati ospitati nei due Sprar. Si tratta soprattutto di donne e giovani provenienti da Costa d’Avorio, Etiopia, Gambia, Ghana, Guinea Bissau, Mali, Nigeria. Ognuno di loro ha da raccontare storie terribili di sacrifici e violenze. Hanno lasciato figli fratelli e famiglie, hanno camminato per settimane per arrivare in Libia e hanno atteso anche mesi prima di riuscire ad imbarcarsi per raggiungere l’Italia. In molti casi picchiati e violentati. In alcuni casi hanno visto morire amici e familiari. Sono tutti richiedenti asilo. In base al numero di abitanti, Montesilvano può ospitare fino a 161 immigrati.
DOVE VENGONO OSPITATI
Nello Sprar di via Napoli il Comune accoglie attualmente le famiglie con minori: quasi tutte giovani donne con figli piccoli che vivono in appartamentini dotati di tutto il necessario. Ne sono 21, e di questi 11 sono bambini che frequentano asili nido e scuole della zona. Il responsabile della struttura è Attilio Toriello, e gli operatori (6 addetti all’accoglienza, 2 psicologi e un assistente sociale) sono della Cooperativa Ausiliatrice. Qui abbiamo trovato la giovane Belive, gambiana, che due mesi fa ha partorito la piccola Anabel proprio nello Sprar. «Ha rotto le acque e sono stati quelli del 118 a farla partorire qui. Anabel è montesilvanese al 100%», sorride Toriello. «Alcune di queste mamme quest’estate andranno a lavorare negli alberghi», aggiunge Maragno.
L’altro Sprar è quello di corso Umberto, l’ex Artigianluce ora Casa dell’Accoglienza “Madre Teresa di Calcutta”. A piano terra ci sono la mensa gestita dalla Caritas, con oltre 60 posti a sedere, e l’Emporio della Solidarietà, dove i poveri possono acquistare prodotti di prima necessità utilizzando una scheda a punti. Alcuni dei prodotti vengono offerti dalle ditte produttrici. Al primo piano ci sono le stanze tipo albergo (da due o tre letti) in cui vengono ospitati i giovani immigrati che non hanno famiglia. La capacità di accoglienza è di circa 34 posti, con una permanenza di sei mesi procrastinabile per altri sei mesi. «Presto però questo piano verrà destinato alle persone e alle famiglie povere italiane che, per un periodo di tempo, hanno bisogno di un tetto», spiega il sindaco Maragno.
Seduto davanti al televisore incontriamo Fagim 21 anni, del Mali, che in questi mesi trascorsi a Montesilvano ha seguito un corso di elettricista a Pescara. «Tutte professionalità che useremo per abituarli al lavoro, almeno fino a quando non saranno in grado di essere indipendenti», conclude Maragno.
LA FORMAZIONE
Prima di imparare a fare l’elettricista, Fagim ha frequentato i corsi di lingua italiana che il Comune organizza a Palazzo Baldoni. E’ qui che incontriamo Fidel, 22 anni del Ghana, insieme ad altri tre immigrati che studiano il livello superiore di lingua italiana. Dopo aver imparato la nostra lingua, gli immigrati seguono corsi di formazione di vario genere e danno il loro apporto ricambiando i montesilvanesi con il loro lavoro. Come Landing, Lorenz e Godswille, che tutti i giorni mantengono pulito il cimitero di via Chiarini. «Grazie Montesilvano, grazie a tutti per il rispetto e l’aiuto che mi state dando», dice Lorenz con gli occhi lucidi di commozione. Ed è grazie a quegli occhi che capisci che, anche di fronte a una visita programmata e preparata, il sentimento sincero frutto di un’integrazione riuscita vale davvero tutto l’impegno profuso dall’amministrazione.
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