I balneatori: giusto colpire le violazioni
I gestori sono pronti a collaborare con le forze dell’ordine per aumentare la sicurezza sulla riviera
PESCARA. «C’è un problema sociale che riguarda tutti. Ed è quello del ricorso sfrenato all’alcol. I controlli negli stabilimenti vanno fatti e i gestori dei locali devono collaborare con le forze dell’ordine ed essere più vigili, per quanto riguarda la somministrazione delle bevande alcoliche ai giovani». Lo dice Riccardo Padovano, in rappresentanza del sindacato dei balneatori Sib Confcommercio, dopo i provvedimenti del questore di sospensione della licenza di due locali della movida controllati nelle ore notturne, sul lungomare. «Tra i ragazzi che acquistano alcolici potrebbero esserci i nostri figli e i nostri nipoti per cui è opportuno essere più rigidi e controllare l’età dei clienti, anche se appare complicato chiedere la carta di identità quando il locale è strapieno. Mi auguro», conclude Padovano, che si torni «ad un divertimento sano, con i gavettoni, senza ubriacarsi in spiaggia, e lancio questo appello in vista del Ferragosto».
Da Mario Troisi della Fiba Confesercenti ricorda che per i minorenni vale il principio «zero alcol». E quindi i gestori dei locali devono solo «mandare indietro» chi non può acquistare alcolici. «Le regole valgono per tutti e se i controlli servono a dare una scossa ai locali che hanno abusato della situazione e consentono di ripulire l’ambiente, è giusto che si arrivi alla sospensione delle licenze. Certo, dispiace che questa situazione si sia creata in una settimana cruciale per il settore». Poi un suggerimento ai titolari dei locali sulla spiaggia che si occupano di divertimento notturno: «devono dare indicazioni al personale di chiedere i documenti di identità dei clienti più giovani». Ma va aggiunto, per Troisi, che non è giusto «far pagare le conseguenze ai locali se qualcuno che non c’entra niente con l’attività nasconde lo stupefacente nella struttura».
«Da padre e gestore di un locale dico che si deve portare avanti una battaglia alla somministrazione di alcolici a chi ha meno di 18 anni e non solo a chi ha meno di 16 anni», commenta Stefano Cardelli (dallo stabilimento Nettuno). «Per me vale la regola “Nettuniana”: niente birra fino a 18 anni. Cioè, non si deve esagerare» nella vendita di bevande ai ragazzini, prosegue il rappresentante di Ciba Confesercenti che si è già detto «favorevole ai controlli delle forze dell’ordine». Il controllo all’ingresso da parte della sicurezza? Cardelli lo fa, eccome. E poi, dice ancora, non si può trasformare tutto in un business, vendendo alcol ai ragazzini «solo per fare soldi». (f.bu.)
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