I balneatori: niente lavori ai lidi, ora abbiamo bisogno di garanzie

20 Aprile 2023

C’è attesa per il pronunciamento della Corte di giustizia europea sulla direttiva Bolkestein «Investimenti bloccati a ridosso dell’estate, serve un intervento del governo: vogliamo più tutele»

PESCARA. Non sono ore semplici per i balneatori. Attendono in mattinata il pronunciamento della Corte di giustizia dell’Unione europea sull’applicabilità o meno della direttiva Bolkestein alle concessioni balneari. A chiamare in causa la Corte lussemburghese è stato il Tar di Lecce per un caso scoppiato a Ginosa e i quesiti formulati sono nove. Mentre la categoria si prepara ad affrontare l’estate restano in piedi tutte le perplessità, i dubbi e i timori che si ripetono ormai di anno in anno, con il termine del 31 dicembre 2023 che si avvicina senza certezze per cui il rischio della messa a gara delle concessioni non è escluso. Nel frattempo gli investimenti sono fermi.
«Siamo un po’ tesi e anche scoraggiati», dice dal Sib Confcommercio Riccardo Padovano che nei mesi scorsi ha tenuto alta l’attenzione su questo tema e ha fatto arrivare a Pescara il presidente nazionale Antonio Capacchione e convocato una assemblea con la Regione per fare il punto sulle necessità della categoria. «Aspettiamo il pronunciamento della Corte europea e un intervento del Governo, sulla Bolkestein. Ma poi c’è il problema che l’intervento dello Stato viene bloccato dal Consiglio di Stato», come è accaduto dopo il decreto Milleproroghe (è stato fermato il tentativo di slittamento di un anno, dal 2023 al 2024, della scadenza delle concessioni). «E comunque», osserva sempre Padovano, «non fa molta differenza tra 2023 e 2024, sarebbe solo una agonia più lunga. Noi abbiamo chiesto un intervento del Governo. Riteniamo necessario parlare di indennizzi, visto che abbiamo creato le nostre aziende da zero, investendo e contraendo mutui. Cosa faremo? Andremo a fare i bagnini delle multinazionali che rileveranno i nostri stabilimenti? Andrebbero previste delle premialità». Intanto, conclude, i freni si sentono tutti. «Ci sono operatori pronti ad affittare il materiale per la spiaggia, come lettini e ombrelloni: fino ad ora si acquistavano, ma adesso ci si pensa bene, prima di farlo». «Sono già alcuni anni», riflette Andrea Berardinelli dalla Confesercenti, «che gli operatori preferiscono affittare, anziché acquistare, ma il materiale in affitto non si trova e le aziende che riforniscono gli stabilimenti sono in crisi e hanno il personale in cassa integrazione». Per ora non si può «far altro che continuare a lavorare ma gli investimenti sono quasi ridotti a zero e quest’anno ci saranno dei rincari, magari non da parte di tutti o su tutti i servizi». Berardinelli non ha grandi aspettative sulla Corte europea. «Sono realista: credo che saranno ribaditi gli stessi principi, non credo che l’Europa farà marcia indietro. Potrebbero aprirsi degli spiragli, ma non ci crediamo» visto che nella partita della Bolkestein si muovono «forze enormi» e i balneatori italiani rischiano di rimanere schiacciati: «Nonostante abbiamo creato un sistema economico, ci vogliono defenestrare». Altro aspetto: «Dicono che paghiamo canoni troppo bassi, ma i canoni li fissa lo Stato». Non ha dubbi Ottavio Di Stanislao, di Assobalneari, che si sente davanti a un film già visto, essendoci stato un pronunciamento nel 2016. «È un Qatargate del demanio marittimo italiano», dice senza esitazione riferendosi allo scandalo giudiziario dei mesi scorsi. «Il punto non è la Corte di giustizia ma la Commissione europea, composta da burocrati che producono norme, circondati da portatori di interessi che indirizzano la produzione normativa. Noi temiamo questa Europa in cui i pesci grandi mangiano i pesci piccoli. Ci sono delle grandi realtà interessate ad acquisire», nonostante «le nostre aziende siano state create da noi (lo Stato ci ha dato il terreno)». Nel frattempo «gli investimenti sono fermi: e d’altronde chi investirebbe in un settore che naviga nell’incertezza?».