I balneatori: «Noi capri espiatori Così la stagione è già conclusa»

18 Agosto 2020

I titolari dei locali da ballo: «Abbiamo sempre fatto rispettare le regole del governo, ma non è bastato Gli assembramenti si sposteranno nelle strade della movida e noi rischiamo di licenziare personale»

PESCARA. «E adesso gli assembramenti si sposteranno dalle discoteche alle strade della movida cittadina». Come a dire: tutto inutile. Reagiscono ironizzando i titolari degli stabilimenti balneari che lavorano con la disco dance serale o i locali da ballo che trascinano folle e che prima del Covid registravano pienoni ogni sera.
Dicono di «essere stati sempre in regola con i protocolli anticontagio», fatti rispettare anche attraverso il «rafforzamento degli uomini della security». Con il numero dei contagi in aumento, il governo è corso ai ripari con l'ordinanza firmata, il giorno dopo Ferragosto, dal ministro della Salute Roberto Speranza. Il provvedimento ha imposto fino al 7 settembre lo stop alle attività da ballo e l'obbligo di mascherina anche all'aperto nei luoghi della movida.
«Per noi», commentano rassegnati gli operatori dei locali, «la stagione è finita. Siamo le vittime di un governo che non è competente e che non sa come funzionano realmente le nostre attività».
«Abbiamo fatto rispettare tutte le regole che il governo ci aveva imposto, controllato temperatura e distanziamento, i nostri clienti si sono adeguati, ma non è bastato», dichiara laconico Nicola Cotellessa, titolare del lido Medusa-Cafè del Mar, «accettiamo questa decisione perché la salute è prioritaria, abbiamo fatto di tutto per limitare i danni, ma lo stato d'animo non è dei migliori. In tutta l'estate abbiamo organizzato tre serate dalle 23 alle 2, rafforzato gli agenti della security da 1 a 8 unità, subito controlli delle forze dell'ordine che non hanno eccepito nulla perché siamo in ordine. Nello stesso tempo ci sono colleghi, a pochi chilometri da noi, che hanno fatto ciò che hanno voluto. A pagare, ora, però, siamo anche noi».
«L'unica "fortuna", se così si può definire», riprende Cotellessa, «è che il provvedimento di chiusura riguarda tutta l'Italia, altrimenti molte attività sarebbero state penalizzate perché i giovani non ci mettono nulla a spostarsi e a macinare km pur di andare a divertirsi. La gente ha voglia di divertirsi e si sente immune, ora guarderemo gli sviluppi nei prossimi o dovremo licenziare».
Chi, invece, ha puntato sulle assunzioni «25 operatori tra banconi e cucina, e stagionali fino a raggiungere le 50 unità, con 12 agenti della security» per fronteggiare l'emergenza e far rispettare tutti i comandamenti anti Covid è Alessio Rulli, che gestisce l'intrattenimento del Pepito beach, lungo la riviera nord. «Qualcuno ha sbagliato, ora pagheremo tutti, per noi balneatori la stagione è finita», tira le somme l'imprenditore del mare, «abbiamo assunto tanto personale per coccolare la clientela. In una capienza di 500 persone, ne abbiamo fatte entrare 300 e solo su prenotazione, il nostro obiettivo era non incappare nelle sanzioni o, peggio, nella chiusura e siamo riusciti a fare bene». «Purtroppo», precisa Rulli, «la filosofia delle serate è l'assembramento, noi siamo riusciti a contenerlo salvando in parte la stagione. La questione è che la gente non vuole indossare le mascherine, fa troppo caldo, danno fastidio, rispondono male ai buttafuori, ma non pensano alla fatica del personale costretto a indossarle dietro i banconi o in cucina. Nessun rispetto. Bisognerebbe reinserire l'educazione civica nelle scuole».
«Abbiamo provato a far ballare le persone con la mascherina addosso, ma è impossibile mantenere le distanze su una pista», rivela Paride Aloisi, dell'omonima agenzia che ha organizzato eventi musicali al Maja (locale sanzionato nelle settimane scorse) e al Jambo, «giusta la sospensione della musica perché stanno ripartendo i contagi, ma perché solo le discoteche e non altri luoghi dove la gente si affolla? Più che fare repressione bisognerebbe avere un poliziotto in ogni locale, come deterrente. La security non basta. La Regione dovrebbe permettere solo il turismo interno in questa fase perché un altro lockdown non ce lo possiamo permettere. Il dramma è dietro l'angolo. Subiremo danni economici consistenti, valuteremo eventuali risarcimenti».
«Siamo tutti capri espiatori, ora gli assembramenti si trasferiranno sulla strada», incalza Dante Silvestri, titolare con i fratelli Franco e Fabio del dancing e discoteca Il Dollaro di Villanova fondato dal padre Francesco, «abbiamo a che fare con un governo che non sa come funzionano le nostre attività. Noi lavoriamo all'aperto, d'estate, su un'area di mille metri quadri su cui ospitiamo 300 delle 600 persone previste. Non ci siamo risparmiati su controllo delle temperature e sanificanti. C'è spazio per far ballare tutti con il dovuto distanziamento anche dei tavoli, invece abbiamo dovuto chiudere il locale con la gente che ci ha salutato con le lacrime agli occhi e annullato quattro serate house e latino americano».
«Che senso ha far chiudere noi e lasciare la movida in strada?», si domanda l'imprenditore della disco dance e del liscio, «forse era necessario fare i dovuti controlli prima di prendere simili provvedimenti che mettono il personale a rischio licenziamento. Alla Regione abbiamo chiesto deroghe: negate. Non possiamo fare nulla. Se i contagi non si abbassano sarà un disastro, ma dal governo ci aspettiamo risarcimenti».
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