I balneatori: non siamo sceriffi No alla app per andare in spiaggia

8 Maggio 2020

Sindaco e assessori incontrano gli imprenditori turistici in vista del vertice di lunedì con la Regione E gli operatori bocciano l’uso di dispositivi elettronici e le distanze tra ombrelloni: non evitano contagi

FRANCAVILLA AL MARE. Tempi rapidi per sapere come allestire la spiaggia, distanze invariate tra gli ombrelloni, no alla app per gestire l’afflusso e nessuna responsabilità dei titolari per i comportamenti degli utenti. Sono queste le richieste che i balneatori dell’associazione Imprenditori turistici francavillesi (Itf) hanno portato ieri pomeriggio all’attenzione del sindaco Antonio Luciani, dell’assessore al Commercio Luisa Russo e di quello al Demanio Wiliams Marinelli, in vista dell’incontro con l’assessore regionale Mauro Febbo, a cui parteciperà anche il Comune di Francavilla, in programma lunedì a Pescara.
Già nei giorni scorsi alcuni titolari degli stabilimenti francavillesi si erano fatti sentire per chiedere certezze su quello che si potrà fare durante l’estate, ma soprattutto per sapere come allestire la spiaggia. Siamo arrivati all’8 maggio e tali indicazioni continuano a latitare. «La prospettiva di non aprire fatta da qualcuno di noi rischia di diventare qualcosa di sempre più serio se non ci verranno date le risposte che aspettiamo», dice il presidente dell’associazione Luciano Pesce, accompagnato all'incontro dai colleghi Daniele Trusgnach, Guerino De Medio, Massimiliano De Luca, Marta Marinelli e Benedetto Mazza.
«L’uso della app è da escludere: come si può pensare di regolamentare elettronicamente l’accesso agli stabilimenti? Per non parlare dell’idea di affidare a noi la gestione delle spiagge libere. Assolutamente no». Quindi va avanti: «Le distanze tra palme e ombrelloni sono irrilevanti ai fini della limitazione del contagio, spetta al senso civico di ognuno rispettare la distanza fisica. Noi non siamo e non faremo gli sceriffi del mare: anzi, stiamo pensando di far firmare un documento ai nostri clienti per sollevarci da ogni responsabilità. E poi, se c’è un caso di positività si fa chiudere lo stabilimento?», si chiede provocatoriamente Pesce.
Anche il sindaco è in linea con le idee dei balneatori: «Raramente mi sono trovato a condividere dei pensieri come stavolta. Partiamo dalle distanze: secondo noi ombrelloni e palme possono mantenere la stessa posizione, non dipenderà da quello il contagio. A uno o a cinque metri, ciò non m’impedisce di andare a trovare l’amico che occupa la postazione vicina. Per questo ribadisco che serve la responsabilità di tutti e non la misura restrittiva. Piuttosto, penso che bisognerebbe lavorare per i servizi, come i bagni, da sanificare dopo ogni utilizzo, o i ristoranti, da allestire per esempio sulla spiaggia e non al chiuso». Infine Luciani torna sulle spiagge libere: «Il nostro territorio ne offre larghi tratti e mai ho visto assembramenti. L’idea di farle gestire ai titolari degli stabilimenti almeno a Francavilla mi sembra non praticabile».
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