I “Campioni nascosti” che rilanciano l’Abruzzo

15 Novembre 2024

Le piccole e medie imprese che hanno varcato i confini per diventare globali Mauro presenta oggi il suo libro dedicato alle aziende che ce l’hanno fatta

PESCARA. L'Abruzzo non è solo terra di pastori e agricoltori. Non più. È verde, ma ha un tessuto grigio metallo, che parla di opportunità e lavoro, che guarda al mare, ai monti, ma anche oltre i confini europei, che ha uomini, risorse e capitani d'impresa con un'altissima capacità di adattamento, professionalità, estro ed energia. Viene presentato oggi alle 10,30, nel Palazzo della Provincia a Pescara, "Campioni nascosti" (editrice Carabba, 196 pag.) l'ultimo libro di Giuseppe Mauro, economista con l'Abruzzo nel dna. Con lui interverranno il presidente della Regione, Marco Marsilio, l'assessore alle Attività produttive, Tiziana Magnacca e il pro rettore dell'università D'Annunzio, Tonio Di Battista. Coordina Alessandra Relmi, direttrice di Confimi Industria Abruzzo. Terra di industrie e operosità, di gente che «non ho mai visto arrendersi», come diceva Marchionne, l'Abruzzo delle imprese raccontato da Mauro ha una peculiarità che ne fa anche la sua eccellenza: spesso si parte da una conduzione familiare, da un "fare" e da un "saper fare" circoscritti, ma che, però, sanno diventare globali, sanno innovare, attrarre, diventare flessibili e, quindi competitivi. Ci sono numerosi esempi di "campioni nascosti", di aziende che ce l'hanno fatta, partendo da poco, da un garage, da un'idea, da una tradizione. «L'Abruzzo è una terra resiliente e dinamica» scrive Mauro. Non è un ossimoro. L'Abruzzo ha saputo tenere testa più di altre regioni alla pandemia da Covid, così come aveva saputo resistere alla guerra di ieri e come sa resistere a quelle di oggi. Se nel 2020 si è assistito al crollo del Pil, negli anni successivi sono saliti export e occupazione. Altra prerogativa tutta abruzzese è che non esistono attori protagonisti. Il tessuto manifatturiero è innestato soprattutto di piccole e medie imprese «che hanno avuto anche la capacità di rispondere alle pressioni competitive della globalizzazione, alla concorrenza asimmetrica dei paesi asiatici e alle strozzature dovute ai numerosi lacci e lacciuoli che da decenni attanagliano il sistema paese, come nel caso della lentezza burocratica, dell’alta fiscalità e della carenza di infrastrutture». Numerose e straordinarie le testimonianze dei fondatori delle eccellenze d'Abruzzo, raccontati secondo un filo conduttore che sembra partire dall'etimologia stessa della parola impresa, participio passato del verbo del latino parlato imprendere, composto da in e prehendere: prendere dall'interno. Ecco quindi i casi di Walter Tosto, «spina dorsale dell'industria endogena abruzzese», partita nel 1960 costruendo serbatoi per le imprese vinicole, frantoi e per le riserve idriche e alimentari per diventare leader mondiale nella costruzione di serbatoi industriali. E ci sono Saquella Caffè, Rustichella d'Abruzzo, Patriarca srl che inserisce l'Abruzzo nell'empireo dell'arredamento e del design, Dyloan Bond Factory e Nubile S.r.l, eccellenze del tessile e della carpenteria metallica, per passare al grande ruolo delle banche cooperative, fino alle eccellenze dell'automotive, settore che per Mauro è «propulsore dello sviluppo». Tutti animal spirits imprenditoriali come li chiama Mauro, mutuando la definizione di Keynes per descrivere istinti, inclinazioni ed emozioni che possono influenzare il comportamento umano che sono una risorsa per l'Abruzzo, ma che non possono essere lasciati soli. E qui entra in gioco il grande ruolo della politica.