«I carabinieri mi hanno salvato Non abbiate paura, denunciate»

L’imprenditore di Città Sant’Angelo racconta l’inferno vissuto da lui e dalla sua famiglia fino al 2020 «Ciò che abbiamo subìto non lo auguro a nessuno. Per proteggere i miei cari non uscivo quasi più»
PESCARA. «I carabinieri hanno salvato la vita a me e alla mia famiglia. Nessuno può immaginare quello che abbiamo passato negli ultimi anni. Siamo stati vittima di un fatto gravissimo. Per questo, invito chi dovesse trovarsi nella mia stessa situazione a denunciare. A non avere paura di rivolgersi alle forze dell'ordine». A parlare è l'imprenditore di Città Sant'Angelo, tra il 2018 e il 2020 perseguitato da una organizzazione criminale composta per lo più da pugliesi, la quale, secondo gli investigatori, puntava a impossessarsi delle sue attività, tra cui un locale notturno tra Pescara e Teramo, per riciclare i proventi delle proprie azioni delittuose. E quindi minacce, danneggiamenti e attentati dinamitardi. «Ciò che ho subito io», racconta al Centro, «non lo auguro neppure al peggiore dei nemici. Mi ritengo una persona perbene, che si alza la mattina per andare a lavorare e torna la sera. Non ho mai chiesto niente, neppure un euro. E invece di colpo mi sono trovato dentro una situazione infernale, che mi ha costretto a rimanere a casa per tutelare i miei cari. Negli ultimi anni, mi sono spostato solo per motivi di lavoro davvero necessari. Per essere al sicuro, ho speso almeno 15 mila euro tra allarmi e sistemi di videosorveglianza, che poi si sono rivelati fondamentali per beccare i responsabili. Più volte mi sono accorto che venivo addirittura spiato. Un incubo».
Un incubo, stando all’imprenditore, che almeno per il momento preferisce rimanere nell’anonimato, iniziato a metà agosto 2013, quando nel locale notturno che gestiva si presenta quello che dagli investigatori viene ritenuto il capo della organizzazione, originario di Cerignola, ma residente da tempo a Pescara. «Quella», riferisce l’imprenditore, «è stata la prima volta che l'ho visto. Si è presentato come il nuovo proprietario dell’attività. Io però non ho mai voluto sapere niente. Poi mi hanno detto che si era invaghito di una barista. Ma anche questo non mi interessava». Dopo quattro anni, un giorno mi ha chiamato chiedendomi se ci potevamo incontrare. Gli ho detto di sì e in quella occasione mi ha parlato unicamente della barista, voleva avere notizie di lei. Dopo qualche mese, è iniziata la persecuzione. Il 14 agosto 2018 hanno prima sparato un colpo di pistola contro la ruota posteriore della mia Alfa 166 e spaccato il parabrezza e poi messo fuoco al mio autocarro. Successivamente hanno provato a bruciare le vetture in uso a mio padre. Non ci sono riusciti perché mi sono affacciato alla finestra e sono scappati».
L'episodio più eclatante, risale però alla notte del 18 novembre 2018 quando un ordigno rudimentale è stato fatto esplodere davanti alla sua abitazione di via Salara, rimasta gravemente danneggiata insieme ai muri esterni e interni di un appartamento in ristrutturazione di un familiare. «A seguito di quell’attentato», sottolinea l'imprenditore, «mio padre ha iniziato ad avere seri problemi con l'udito. La bomba è scoppiata proprio affianco alla stanza in cui dormiva. Da quel momento ho cominciato a mettere allarmi dappertutto. In questo bruttissimo periodo, ho sempre avuto il sostegno dei carabinieri, con cui ero in contatto notte e giorno. L'incubo però non finiva. Nel maggio 2019 io stesso ho ritrovato due ordigni in un terreno vicino casa. La sera ho sentito degli strani rumori e il cane che abbaiava. Mi sono affacciato e ho notato una persona che buttava una specie di palla per poi fuggire. Ho avvisato i carabinieri. Il giorno dopo, come mi stavo dirigendo verso il mio furgone, ho visto quella palla a terra avvolta in un asciugamano verde. L'ho afferrata e dentro c'era dell'esplosivo che poi è stato fatto brillare. Esplosivo diretto a me e non so neppure per quale motivo. Io, ripeto, con questa gente non ho mai avuto nulla a che fare. Ora spero solo che la mia famiglia possa tornare a vivere serenamente. Non desidero altro».

