I caschi non omologati diventano opere d’arte per fare beneficenza

Manifestazione a piazza Salotto con studenti e scuola Comics I fondi destinati all’associazione delle vittime della strada
PESCARA. Meduse, cuori spezzati, fiori, la luna e le stelle, Pierrot con la sua inseparabile lacrima, il gatto Garfield, il canarino Titti, ritratti di cervelli.
Insomma, tanta fantasia ed estro da parte degli studenti di alcuni istituti d'istruzione della provincia di Pescara, come il liceo artistico Bellisario (nella foto in alto a destra, la I D), il tecnico commerciale Marconi di Penne e la scuola di fumetti Comics, più 80 detenuti del carcere di San Donato, per far nascere un’opera d’arte da un oggetto deleterio come può esserlo un casco non omologato, usato per andare sulla motocicletta.
E ieri mattina, in piazza Salotto, decine di queste “scodelle”, nella manifestazione «Un casco per amico. Da scodella a opera d’arte», organizzato dalla prefettura di Pescara, con la partecipazione di tutte le forze dell’ordine, ieri presenti con i loro stand, sono state poste in vendita (a offerta libera), per devolvere il ricavato all’Alfvs, l’Associazione delle vittime della strada.
In altre parole, dai caschi illegali sequestrati dalle forze di polizia, una volta eliminati tutti gli accessori, come ad esempio le fibbie, delle pitture hanno ornato la calotta, rendendola un oggetto casalingo; oppure, come nel caso degli studenti della scuola di Penne, da essi è stato fatto nascere un vaso di fiori. Un fenomeno che non cessa, quello delle morti su strada in provincia di Pescara, causate dall’assenza del casco da parte del motociclista, ricordato anche dal prefetto Vincenzo D’Antuono. «Dall’inizio di quest’anno», ha sottolineato ieri il rappresentante del governo, durante l’appuntamento organizzato per sensibilizzare maggiormente i centauri all’uso del casco, ma quello omologato, «in provincia, purtroppo, si sono già registrate due morti per questo motivo. Io dico che è bello andare in moto», ha sottolineato D’Antuono, che è anche un appassionato delle due ruote, «ma bisogna andarvi con giudizio. In moto ci si può viaggiare portando la fidanzata o il fidanzato, visto che adesso sono tante le ragazze che guidano il mezzo. Tutto questo, però, senza perdere di vista la sicurezza. E lo dice uno», rammenta il prefetto, «che è sopravvissuto a un incidente un paio di decenni fa e che dunque sa che cosa significhi. Chi vuole correre, inoltre», ha suggerito D’Antuono, «vada nei circuiti e non sulla strada». Qualche numero è arrivato da chi, quotidianamente, ha a che fare con morti e feriti della strada. «Il casco», ha evidenziato dapprima Vincenzo Lupi, del servizio di soccorso 118 di Pescara, «offre una barriera a tutti gli urti, affinché si possano evitare fratture e ferite». E poi ha snocciolato qualche dato: «Nella nostra provincia», ha reso noto, «c’è stata una nettissima diminuzione di decessi, da quando con la legge è stata introdotta l’obbligatorietà del casco. Dal 21% siamo passati al 7% delle morti».
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