I ciclisti: puliamo noi l’area del lungofiume

Scatta la mobilitazione dopo il servizio-denuncia del Centro
PESCARA . I ciclisti vogliono riprendersi la pista ciclabile del lungofiume. Un percorso nel degrado tra disperati accampati nei cunicoli, spacciatori e tossicodipendenti che sbucano dall’erba alta più di due metri, discariche abusive che bloccano il tracciato. Dopo il servizio del Centro che ieri ha mostrato ancora una volta le condizioni della zona in cui nessuno controlla e nessuno pulisce, l’associazione Pescara bici Fiab annuncia una «mobilitazione» per tagliare le erbacce e mandare un messaggio a quei politici che hanno lasciato morire questo luogo, donato alla città dall’impresa Fater nel 2012 e mai inaugurato.
«La pista ciclabile è di tutti e tutti hanno diritto a servirsene», dice l’associazione presieduta da Laura Di Russo, «per questo lanciamo lo slogan “La pista è mia e me la pulisco io!” chiamando a raccolta i nostri iscritti e chiunque voglia dare una mano venerdì 8 settembre alle 14,30, sul ponte di ferro nei pressi di via Orazio. Da lì ci si muoverà verso la pista per cominciare la pulizia che dovrebbe essere effettuata nel tratto da via Stradonetto al ponte delle Libertà». Ci vorrà tempo per cambiare faccia a una vergogna di Pescara: «L’iniziativa sarà ripetuta venerdì 15, dalle 14,30, e sabato 23 in mattinata», dice Di Russo, «in coincidenza con l’inizio e la fine della Settimana Europea della mobilità sostenibile».
Pantaloni lunghi e maglie a maniche lunghe, scarpe chiuse, occhiali di protezione, guanti in cuoio o da giardinaggio. Questo l’equipaggiamento richiesto per entrare in azione lungo la pista ciclabile. «Gli attrezzi necessari», avverte Di Russo, «sono decespugliatori, forbici per potature, falci e roncole. Servono anche scope raccogli foglie, rastrelli e sacchi neri per l’ immondizia».
Se nessuno si muove, allora, lo fanno i ciclisti. La pista ciclabile è di competenza della Provincia ma l’ente non ha fondi per intervenire: il Comune avrebbe voluto prendere in gestione l’area ma, di fronte a un degrado senza limiti, la cessione è andata a monte. «L’ultimo articolo», dice l’associazione, «ha messo ancora una volta in evidenza la situazione di pericolosità in cui si trovano i ciclisti che si avventurano lungo quella che potrebbe sembrare un percorso protetto e bucolico in città, al pari di tante altre città che vivono e valorizzano le aree intorno ai fiumi. Invece, da noi quella pista è diventata una giungla e per di più è la casa di disperati e tossicodipendenti che si rifugiano dentro il tunnel sotto la rampa dell’Asse attrezzato. Non possiamo più tollerarlo: decine e decine di persone si rivolgono a noi chiedendoci di intervenire». La giustificazione per i mancati interventi è sempre la stessa: la mancanza di soldi. «Sappiamo che a monte ci sono problemi di proprietà, gestione e competenze. Soprattutto problemi economici», dice Di Russo, «la Provincia non può accollarsi l’onere di pulirla e il Comune non può accollarsi la gestione. Ma qualcosa deve essere fatto: la Ciclovia della Tiburtina, che unirà Pescara a Roma, è un sogno che sta per avverarsi, e il tracciato che potrebbe essere presto finanziato dal governo tiene conto dell’esistenza della pista ciclabile lungo il fiume Pescara».
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