I Colli danno l’addio a Sabatino Faieta, pasticciere storico

13 Ottobre 2018

Aveva cominciato da ragazzino, dal 1990 era in via Di Sotto I figli hanno seguito le sue orme. Oggi alle 15 i funerali

PESCARA. Mercoledì ha chiesto di essere portato in pasticceria, la sua pasticceria. Voleva vederla per l’ultima volta. Sabatino Faieta, 69 anni, pasticciere da una vita, non usciva di casa da due mesi e mezzo, fiaccato dalla malattia. I figli e la moglie hanno capito, e realizzato il suo desiderio.
Con la sedia a rotelle Faieta ha raggiunto l’attività, in via Di Sotto, a poca distanza da casa. Una volta dentro il locale, nel suo mondo, è apparso «felice, oltre che commosso». È lì che ha lasciato la sua eredità professionale. Faieta se n’è andato per sempre l’altra notte, a 69 anni, e oggi alle 15 si svolgeranno i funerali, nella chiesa di San Giovanni Battista e San Benedetto Abate di strada Pandolfi.
Aveva cominciato a lavorare da ragazzino in via Umbria, al servizio di Di Silvestro. Lì sfornavano paste e pasticcini anche per la Bresciana, ricorda il figlio Enrico, che oggi porta avanti l’attività creata dal padre, in via di Sotto, insieme ai fratelli Luca, Nico e Maria Antonietta, «ognuno con compiti diversi». Dopo una ventina di anni ha lavorato per un paio di anni da Tullio Camplone e poi, il primo agosto del 1990, ha avviato una pasticceria in proprio, con l’insegna “La Mimosa”, in via Di Sotto. Con lui c’era la moglie Tiziana, che lo aiutava. Nel 2005 ha lasciato il posto ai figli, come «ha sempre desiderato», e di recente il locale si è spostato di poco, sempre in via Di Sotto. «Fino a pochi mesi fa è stato con noi», dice orgoglioso il figlio Enrico. «Pur non lavorando più, voleva controllare», dopo aver trascorso davvero una vita nel mondo della pasticceria, «sacrificando tutte le feste».
“Batino”, come lo chiamavano gli amici, era specializzato «nei prodotti lievitati», tanto che era stato soprannominato «il mago dei panini» e adorava «stare al forno, seguire la fase della cottura». Ai figli raccomandava sempre di «andare a lavorare 15 minuti prima del previsto, per trasmettere ai dipendenti l’attaccamento all’attività». E poi voleva che «non si buttasse niente per cui la sera era felice di regalare ai clienti pasticcini e bombette rimasti invenduti».
«Non lo dico perché era mio padre», ripete Enrico, «ma era davvero una persona semplice e vera, che viveva per la famiglia e per gli altri più che per se stesso. Non so come facesse perché si alzava ogni notte tra l’una e le due, per andare a lavorare. Poi quando tornava dalla pasticceria si dedicava a noi: nessun vizio, niente bar, niente stadio, zero viaggi. E adorava i nipotini, Asia, Nicole e Francesco».
Tra gli amici di Faieta c’era Ettore Santavenere, un altro pasticciere storico dei colli, morto a fine settembre. «Incontrandosi al parco si erano confidati un desiderio: essere accompagnati nell’ultimo viaggio dalla banda». È stato così per Santavenere e oggi sarà così per Faieta: l’impresa San Pio di De Vincentiis farà arrivare ai colli la banda Città di Penne.