Caramanico

I colossi nazionali delle Terme adesso trattano per Caramanico: ecco i dettagli

24 Febbraio 2026

La società Torre Canne e il gruppo di Saturnia e Chianciano studia un piano da 15 milioni. E chiede all’Areacom di spostare la scadenza per l’assegnazione delle sorgenti fissata a venerdì. L’imprenditore Maresca: “Bisogna prima definire la cessione degli immobili all’asta, poi si possono assegnare le sorgenti, altrimenti condizioni alterate”

CARMANICO. È assolutamente necessario che si definisca prima il destino degli asset delle terme di Caramanico (e che vinca il migliore), per poi poter assegnare le acque a chi avrà i mezzi per utilizzarle». A dirlo è l’imprenditore Silvio Maresca, amministratore unico delle Terme di Torre Canne, in Puglia, che ha messo il complesso termale di Caramanico al centro di un piano di sviluppo che potrebbe valere più di 15 milioni di euro. La società Terme di Torre Canne srl, in associazione con il Gruppo Terme & Spa Italia, ha presentato all’Areacom, l’agenzia dei grandi appalti della Regione Abruzzo, un’istanza «per il differimento della scadenza del bando per l’assegnazione della concessione delle acque di Caramanico».
ECCO I COLOSSI NAZIONALI
Il termine, già prorogato una volta, è fissato al 27 febbraio, alle ore 12: la prima scadenza, prevista per il 15 ottobre 2025, poi era stata traslata di quattro mesi. Quello di Maresca non è l’unico gruppo che vorrebbe rilevare le terme di Caramanico: tra gli interessati ci sono i gestori delle terme di Popoli, Terme Inn Popoli srl, che hanno offerto 1,2 milioni fuori asta e l’Aca, l’azienda pubblica dell’acqua, pronta a mettere sul piatto circa tre milioni di euro. E adesso, a puntare su Caramanico, arrivano anche i colossi nazionali del settore: della società Terme & Spa Italia fanno parte anche i complessi di Saturnia, Milano e Chianciano.
LE SORGENTI CONTESE
Il punto di partenza della trattativa è il bando per le acque termali, cioè un procedimento diverso rispetto alla vendita giudiziaria dei due lotti del complesso termale chiuso dal 2020 per un fallimento da 25 milioni: la vendita all’asta, sempre deserta in otto esperimenti, riguarda soltanto gli immobili. Invece, al centro della procedura curata dall’Arecom, c’è la materia prima per assicurare il funzionamento delle terme cioè «la concessione pluriennale di sfruttamento delle acque minerali, termali e di sorgente» dal valore di 248.115,66 euro. E la società di Maresca chiede di allungare i tempi per preparare un’offerta mirata: «Terme di Torre Canne ha un forte interesse a valutare le terme di Caramanico e l’Hotel La Reserve, in sinergia con Terme & Spa Italia, cui fanno capo le Terme di Saturnia, le Terme di Milano, le Terme di Chianciano. Terme di Caramanico», recita una nota di Maresca, «può essere un polo avanzato, a livello italiano e oltre, del nuovo termalismo e della nuova medicina del benessere, ma verificarlo richiede un lavoro rigoroso e approfondito».
PIANO DA 15 MILIONI
Ma i procedimenti paralleli per gli immobili e per le sorgenti non sono una garanzia: «Nessuna valutazione trasparente e sana», osserva Maresca, «potrebbe farsi, però, se la concessione mineraria delle acque termali rimanesse disallineata, come lo è attualmente, rispetto alla proprietà degli asset immobiliari oggetto della procedura fallimentare delle terme di Caramanico (ovvero se l’uso delle acque venisse deciso indipendentemente da chi avrà titolo per riavviare le terme)». E Maresca, da imprenditore, parla di un investimento che potrebbe essere a ostacoli: «Premesso che la grandezza economica della concessione delle acque (circa 10mila l’anno) è irrisoria rispetto all’investimento necessario per il rilancio delle terme di Caramanico e della Reserve, stimabile in circa 15 milioni di euro, è facile immaginare quali cortocircuiti potrebbero prodursi se permanesse la situazione attuale, del tutto sfavorevole all’interesse pubblico e dei creditori. L’aggiudicatario delle acque, infatti, potrebbe non attivarsi per l’acquisizione del complesso termale, e impedire di fatto che altri lo facciano. Inoltre, assegnare le acque prima delle terme altererebbe gravemente la parità di condizioni dei concorrenti all’acquisto delle terme». Il futuro delle terme alle pendici della Maiella si gioca fuori dal sistema dell’asta.
«PRIMA GLI IMMOBILI»
E allora, dice Maresca, prima si deve definire la cessione degli immobili e poi si dovrebbero assegnare le acque «a chi avrà i mezzi per utilizzarle». Maresca chiude così: «Terme di Torre Canne e Terme & Spa Italia, ritengono che un processo ordinato possa garantire un grande progetto di sviluppo del territorio».

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