I comitati: «La Strada parco resti libera È una via verde, i filobus passino altrove»

29 Dicembre 2016

La Strada parco deve diventare «una strada verde». Lo chiedono 4 associazioni che ricordano: sì ai mezzi elettrici ma non sulla Strada parco. Secondo Laura Di Russo di Pescara Bici, Maurizio Biondi...

La Strada parco deve diventare «una strada verde». Lo chiedono 4 associazioni che ricordano: sì ai mezzi elettrici ma non sulla Strada parco. Secondo Laura Di Russo di Pescara Bici, Maurizio Biondi del comitato Utenti Strada parco, Antonella Ciancaglini del comitato Ventimilametricubi e Antonella De Cecco del comitato Oltre il gazebo - No filovia, la Strada parco deve restare libera: «Condividiamo la bella idea del professor Paolo Fusero, direttore del dipartimento di Architettura, sull’opportunità di preservare la funzione sociale infungibile di privilegiato asse ciclo pedonale assunta, ormai da un ventennio, dal rilevato ferroviario dismesso a gennaio 1988. Compito prioritario dei comitati è quello di presentare proposte e la Strada parco merita di essere considerata come progetto Greenway, in linea con le destinazioni d’uso riservate dappertutto alle vecchie ferrovie abbandonate: bici, scarpe da trekking, bici-bus per portare a scuola i bambini in allegria, sono i “mezzi” più utili che occorrono per esplorare un “viale” decorosamente alberato. Le Greenways, o meglio “le strade verdi”, rappresentano un “percorso piacevole dal punto di vista ambientale”. Questa è la definizione data da Tom Turner, nel 1998. Una filosofia di vita. Che, in Europa, è definita anche “circolazione dolce”». I comitati propongono di far passare la filovia o altri mezzi pubblici altrove: «Il trasporto pubblico funzionerà meglio se dirottato sulle principali direttrici di traffico veicolare, in apposite corsie preferenziali, dove peraltro insiste espressiva la domanda di trasporto collettivo per la presenza di servizi del tutto assenti, viceversa, sulla Strada parco. La quale, possiede invece tutte le caratteristiche fondamentali che riguardano le Greenways, prima fra tutte, la sicurezza: il fascino delle vie abbandonate è irresistibile, ma i percorsi devono essere fisicamente separati dalla rete stradale ordinaria».