I consumatori: vanno subito riparati i tubi

Di Corcia (Consulta degli utenti), chiede di intervenire sulle perdite. «Anche i Comuni si diano da fare»
PESCARA. «Si deve prendere in mano la situazione e portare avanti il lavoro in prospettiva. Altrimenti l’anno prossimo ci diranno di nuovo che l’acqua non c’è». Luigi Di Corcia, della Consulta regionale degli utenti e dei consumatori (Cruc) chiede soluzioni al problema dell’acqua. E le chiede subito. «Si deve mantenere alta l’attenzione sul problema e noi, per quanto ci riguarda, stiamo cercando di promuovere degli incontri, con l’Aca e con Ersi, perché vogliamo capire che situazione si prospetta per maggio 2022. Se si deve ripresentare l’emergenza della carenza idrica, per quella data i tubi devono essere a posto», visto che ora le condizioni della rete non sono affatto buone.
«Va fatta una mappatura delle perdite e bisogna capire quali sono le utenze abusive, perché ci hanno detto che ce ne sono. E poi bisogna mettere una pezza alle perdite grosse», dice sempre Di Corcia che attende di parlarne con l’Aca e con l’Ersi, congiuntamente. «Vogliamo mettere tutti allo stesso tavolo perché è assurdo che si contrastino. Certo, ci sono problemi annosi, sono sicuro che non sia semplice risolverli. Ma c’è il rischio che abbassandosi la pressione sociale e l’attenzione», come può accadere in questo periodo, «la questione passi in secondo ordine. Invece vogliamo rimanere attenti ora, per sapere cosa si farà dopo. Non è che tornerà tutto come prima? Ci chiediamo e chiediamo se ci siano i fondi per gli interventi e se hanno cominciato a mappare la rete per capire quali lavori fare nell’immediato, quando si ripresenterà il problema». Per Di Corcia «anche i comuni devono fare la propria parte, compreso quello di Pescara. La parte politica deve essere presente, deve agevolare l’informazione dei cittadini e le soluzioni tecniche considerato che i primi cittadini sono soci. Carlo Masci deve agire, tenere alta l’attenzione su questa cosa». Le associazioni dei consumatori «possono valutare la possibilità di una class action, o coinvolgere il prefetto. Ma noi non minacciamo azioni punitive. Cerchiamo, invece, di ragionare per capire cosa va fatto da oggi fino a giugno dell’anno prossimo. Perché se si ripresenta l’emergenza per il secondo anno, vuol dire che emergenza non è». (f.bu.)

