I container entro Natale Operazione da 30 milioni
Manca il calcolo della popolazione che dovrà essere accolta nelle strutture Procedure da accelerare. Errani: «I comuni si mettano al lavoro con i tecnici»
ROMA. È una corsa contro il tempo per riuscire a raggiungere l’obiettivo indicato dal premier Renzi: ospitare tutti i terremotati nei container entro Natale. Secondo i primi calcoli l’operazione dovrebbe costare circa 30 milioni di euro, una cifra capace di assorbire il 75% dei fondi messi a disposizione dal governo nel Cdm di lunedì.
Ma il vero problema è che manca un calcolo preciso della popolazione che dovrà essere accolta nelle strutture provvisorie. Insomma: quanti container occorrono? Chi allestirà in brevissimo tempo le aree per i moduli, che non potranno ovviamente essere quelle dove andranno le casette, che necessitano di un tipo diverso d’urbanizzazione? «I sindaci si mettano subito al lavoro con i tecnici: per l’assegnazione dei container abbiamo bisogno di schede veritiere, corrispondenti alle esigenze reali dei cittadini, dati precisi» ha ammonito nella serata di ieri il commissario per la ricostruzione Vasco Errani. I tecnici governativi stanno facendo i calcoli: il costo di mercato dei container (ma per lo Stato il prezzo è di 7-8mila euro) è di circa 26mila euro. E questo senza considerare che le infrastrutture collegate (allacci, viabilità, fognature), insieme alle spese di gestione e manutenzione, possono far triplicare i numeri. Per tagliare ai minimi termini tempi e costi, ad ogni modo, il decreto con le misure sul terremoto che dovrebbe essere varato entro venerdì prossimo conterrà anche le misure per accelerare le procedure consentendo, ad esempio, di acquistare i container evitando la gara europea o al Genio dell’Esercito di realizzare tutte le aree per i moduli.
«Non sappiamo dove, quanti e in quali comuni, ma chi ne farà domanda potrà usufruire entro tre mesi dei container per restare vicino alle proprie esigenze, ma andranno comunque fatte tutte le opere di urbanizzazione necessarie» ha comunque ribadito in queste ore l’assessore alla Protezione civile della Regione, Marche Angelo. Ieri sera a Macerata si è svolta una riunione sulla situazione delle aree terremotate della provincia alla quale hanno partecipato il presidente della Regione Luca Ceriscioli, il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, il commissario per la ricostruzione Vasco Errani, il prefetto e i sindaci della zona. Curcio ha illustrato ai sindaci i criteri per l’assegnazione dei container. Che, a giudizio del governatore Ceriscioli, rappresentano la soluzione ideale, prima che arrivino le casette: «È una bella opportunità per riportare la gente sul posto». Del resto la soluzione container fu sperimentata con un certo successo (molto meno felice l’esperienza dell’Emilia-Romagna nel 2012) già in occasione degli eventi sismici che nel ’97 colpirono Umbria e Marche. A Palazzo Chigi (che ieri ha portato da 1 a 10 milioni il Fondo per gli allevatori raddoppiando i container per gli animali) sono convinti che entro dicembre, dunque ben prima delle festività natalizie, almeno questa emergenza sarà stata risolta.
E in effetti un precedente abbastanza simile, per le proporzioni del disastro, a quello attuale esiste. Il percorso container per le aree dell’Italia centrale colpite dai recenti ripropone infatti, per grandi linee, il modello seguito in Irpinia e Basilicata dopo il sisma del 23 novembre 1980, che provocò - secondo dati contenuti in atti parlamentari ufficiali - 2.570 morti, 8.848 feriti e circa 300mila senzatetto, distribuiti in 687 comuni. In quelle aree nei primissimi giorni dopo il terremoto, con poteri straordinari affidati al commissario Giuseppe Zamberletti, furono approntate tendopoli e roulottopoli. Si passò immediatamente dopo alla fase dei container e, quindi, a quella dei prefabbricati. Solo successivamente si passò alla ricostruzione vera e propria del patrimonio abitativo. Già una settimana dopo l’evento sismico, l’Esercito approntò i campi container. Ne furono installati circa 11mila. Con il passare dei mesi cominciò l’insediamento, nei pressi dei centri abitati andati distrutti, di 26mila prefabbricati leggeri nei quali trovò sistemazione la maggior parte dei senzatetto.
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