«I controlli ripartano dalla casa di Moscufo»

24 Ottobre 2021

La famiglia Mariano e l’associazione Penelope: sono emersi nuovi elementi, adesso si riapra il caso

MOSCUFO. La famiglia Mariano da una parte e l’associazione Penelope dall’altra: entrambi chiedono la riapertura del caso, ma procedono separatamente con i rispettivi legali. Alessia Natali e Nicodemo Gentile, rispettivamente presidente regionale e nazionale di Penelope che si avvale della consulenza legale di Raffaella Anzivino, stanno preparando, su impulso dei cugini di Giovina Annalisa Mariano, per tutti Gioia, un dossier per spingere la procura pescarese a riaprire le indagini sulla sparizione della donna. «Ripartiremo dalla casa di Moscufo» ha annunciato mercoledì scorso a Chi l’ha visto? il presidente Gentile nella puntata ricostruita dal giornalista Fabrizio Franceschelli, «sono troppe, per nostra esperienza, le sparizioni a chilometro zero». Cioè a dire di persone scomparse che vengono cercate ovunque, ma spesso si sono allontanate di poco dalla loro abitazione.
«Questa casa fu costruita», ha rivelato il cugino Giovanni, (uno dei 9 che hanno avviato un’azione congiunta per scoprire dove sia la loro parente) «dal padre di Gioia», Agostino, imprenditore edile morto nel gennaio 2000, undici mesi prima delle dimissioni di Giovina dal suo impiego al Comune di Pescara e quattro anni dopo il trasferimento della famiglia Mariano dall’attico di viale Kennedy alla villetta di Moscufo. La villa andò all’asta nel 2019 «ma la procedura iniziò nel 2014» rivela oggi il nipote Alessio Mariano. Il presidente di Penelope ha accennato anche all’auto di Giovina «distrutta in un incidente dalle parti di Rigopiano, dopo una serata a cena con amici. A questi e ai soccorritori chiediamo di farsi avanti e darci notizie di Gioia». (c.co.)