I Dem guardano a sinistra Tensione sul listone unico

30 Maggio 2018

ROMA. Un fronte unico. Con una lista europeista trainata dal Pd e una di sinistra con dentro LeU. O un unico «listone» largo, di centrosinistra. Sono gli schemi su cui ragiona il Pd, in vista del...

ROMA. Un fronte unico. Con una lista europeista trainata dal Pd e una di sinistra con dentro LeU. O un unico «listone» largo, di centrosinistra. Sono gli schemi su cui ragiona il Pd, in vista del voto anticipato. E anche dentro LeU, che nei prossimi giorni prenderà un'iniziativa in tal senso, cresce l'ala di chi ritiene non ci sia altra scelta che riunirsi tutti. Anche se Pier Luigi Bersani frena: «Non sia un fronte della sopravvivenza. Si deve fare un'operazione larga ma con novità di contenuti e di persone». Carlo Calenda auspica già la creazione di comitati civici a sostegno del «fronte Repubblicano». Un fronte «anti-sfascisti», lo definisce Matteo Renzi, che si ritaglia il ruolo di «mediano». All'ex premier non dispiacerebbe Calenda come «frontman» della campagna elettorale: «Gentiloni, Calenda, Minniti, Delrio, andrebbero tutti bene... Purché poi tutti poi sostengano chi sarà scelto», dice Renzi.
Ma se si voterà a luglio, dicono i renziani, è «naturale» che il candidato premier sia Paolo Gentiloni: a sinistra non avrebbero da ridire. I Dem si ricompattano per un giorno sullo schema «di gioco»: astensione sulla fiducia al governo Cottarelli (formalmente deciderà la direzione), se il Pd fosse l’unico partito a sostenerlo, e voto a luglio. Perché accelerare? Per sfruttare l'argomento dell'incapacità di M5s e Lega di formare il governo, lo spettro dell'uscita dall'Euro e non dare a Salvini e Di Maio tempo di costruire l'alleanza. E bloccare l'iniziativa M5s-Lega di far partire le commissioni. Inoltre, accelerare è l'unico modo per mettere da parte le profonde divisioni che hanno portato il Pd, nelle ultime settimane, a un passo da una nuova scissione: il fronte, che lo si chiami Repubblicano o in altro modo, è il modo per raccogliere ogni energia e provare a evitare di andare ancora più giù del 18%. «Viva l'Italia», è lo slogan della manifestazione convocata per venerdì «per la democrazia, la Costituzione e il futuro»: bandiere tricolore ed europee, con al centro la parola «Italia». Ci si ritroverà in piazza Santi Apostoli, che fu dell'Ulivo. Martina ha invitato Roberto Speranza, perché in difesa del Colle scenda in piazza anche LeU.
Unire le forze: imperativo categorico. «Dobbiamo andare a prendere i voti in uscita dagli altri partiti, da Fi ma anche da M5s», dice Renzi. Il candidato premier sarebbe Gentiloni, magari affiancato da Calenda e Marco Minniti. Se si votasse subito non ci sarebbe tempo né per le primarie, né per le parlamentarie che i renziani evocano per la composizione delle liste, vero tema che fa già litigare. Renzi fa un passo di lato: «Se gioco mediano stavolta va bene lo stesso. Ho giocato centravanti alle europee e alle politiche, con risultati diversi. Adesso non mi interessa aprire una discussione su me». L'alleanza con LeU, così come con +Europa di Bonino, sarebbe comunque tutta da costruire. I renziani hanno dubbi su una coalizione «da Cento a Calenda»: «Discutere di LeU mentre sale lo spread è assurdo», glissa Renzi. Ed è assai difficile che ci stia SI. Ma Laura Boldrini è la prima ad aprire: «Tutte le forze progressiste si alleino».