I dipendenti devono ridare le indennità al Comune

29 Dicembre 2016

San Giovanni Teatino: la Corte dei Conti torna a indagare su circa 500mila euro erogati dall’ente per promozioni non dovute. Ma la cifra potrebbe dimezzarsi

SAN GIOVANNI TEATINO. La Corte dei Conti torna a indagare sui soldi che il Comune di San Giovanni Teatino deve riavere dai dipendenti che negli anni passati hanno percepito in busta paga indennità aggiuntive che sarebbero state indebitamente erogate dall’ente, per promozioni non dovute. La somma in ballo, già contestata nel 2011 all’ente dal ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), sfiora i 500mila euro. L’importo potrebbe più che dimezzarsi se il tribunale contabile accetterà, nei prossimi giorni, il piano messo a punto dalla segreteria generale del Comune e dal legale incaricato, l'avvocato Carlo Costantini, che il 10 gennaio hanno chiesto e ottenuto di presentarsi in udienza dal magistrato titolare della pratica.

Prima di mettere le mani in tasca ai dipendenti interessati, anche per scansare il rischio di futuri contenziosi, l’amministrazione intende avvalersi di una norma contenuta nel decreto Salva Roma che consente una sanatoria, lasciando agli enti locali la facoltà di accertare di aver violato i vincoli imposti dallo Stato sugli avanzamenti di livello del personale e sulle indennità accessorie che finiscono in busta paga. Se la Corte dei Conti accetterà il cosiddetto ravvedimento operoso del Comune, potrebbero essere chiamati a restituire i soldi solo alcuni dipendenti, quelli cioè interessati a suo tempo da un avanzamento di carriera con progressione verticale, con un passaggio a una qualifica superiore, mentre potrebbero essere esentati i dipendenti che hanno avuto una progressione di tipo orizzontale, che consente il passaggio tra diverse posizioni economiche all’interno di una stessa categoria.

La faccenda è comunque ingarbugliata e finora non si sa bene chi tra gli oltre 30 impiegati del Comune di San Giovanni deve risarcire l’ente, e di quanto. Nei giorni scorsi, intanto, la segreteria generale ha fatto i conti, posizione per posizione. Il caso dei 500mila euro, più o meno, da rimettere nelle casse del Comune aveva avuto inizio nel 2011 con un’ispezione avviata della Ragioneria generale dello Stato, che contestò gran parte delle promozioni del personale presentando il conto da pagare.

L’amministrazione ha avuto anche una contestazione dalla magistratura contabile per aver inserito nel conto consuntivo 2012 il debito maturato dai dipendenti tra le somme da incassare, un provvedimento che consentì all’ente di non sforare il patto di stabilità. In realtà quei soldi non sono stati ancora incassati e non è chiaro quando e come saranno recuperati. La parola alla Corte dei Conti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA