I docenti scendono in piazza e chiedono di insegnare al sud
Manifestazione a Pescara dei “Nastrini rossi” alla vigilia dell’incontro convocato al ministero Lanciato un appello per rivedere la “Buona scuola”: «Vogliamo lavorare vicino alle città di residenza»
PESCARA. Ripristinare la parità di trattamento all’interno della categoria. Questa la richiesta dei “Nastrini Rossi” che ieri hanno manifestato a Pescara, in piazza della Rinascita, con un flash mob, in rappresentanza di «circa 25mila professionisti, per lo più donne di età media di 45 anni, che nel mezzo delle loro carriere lavorative sono stati costretti a sconvolgere le proprie vite» perché sono stati «assunti su base nazionale e trasferiti forzatamente al nord». Ora, quindi, rivendicanno il diritto di «insegnare nelle cattedre del Sud» e chiedono che non ci siano più «discriminazioni tra insegnanti, né giuridiche né economiche».
I docenti, accompagnati da parenti e amici, hanno voluto «condividere con i cittadini la loro difficile condizione, testimoniare l’esistenza di un problema che va risolto», come hanno spiegato i partecipanti al flash mob illustrando le loro ragioni.
La protesta «pacifica e silenziosa» di Pescara non è stata l’unica visto che altre manifestazioni dello stesso tipo sono state organizzate, in contemporanea, a Bari, Napoli, Palermo, sempre per «ribadire la necessità di rivedere la legge 107, la cosiddetta Buona scuola, finita nell’occhio del ciclone», dice Francesca Carusi parlando in rappresentanza del movimento per l’Abruzzo.
Diversi i motivi della protesta, tutti sintetizzati negli striscioni esposti in piazza nel corso di una coreografia durata 4 minuti.
Gli insegnanti si sono suddivisi in gruppi, durante in flash mob: c’era una rappresentanza dei docenti assunti prima della Buona scuola, portatori di diritti da sempre evidenziati, come la sede di lavoro nella propria città di residenza, poi una rappresentanza dei docenti discriminati dall’assunzione e poi dalla mobilità sancita dalla legge 107, con cartelli sui quali hanno scritto le sedi di destinazione che gli sono state assegnate, lontano da casa.
Altri docenti hanno mostrato, invece, cartelloni «con scritte di orwelliana memoria» tra le quali “I docenti sono tutti uguali”, “Ma alcuni sono più uguali degli altri” oppure “Parità di trattamento = giustizia = deroga al vincolo e assegnazione provvisoria». In conclusione i palloncini rossi distribuiti ai partecipanti sono stati lasciati liberi, per volare in cielo, con la speranza che le loro «istanze vengano ascoltate».
I Nastrini Rossi, spiega Carusi entrando nel dettaglio della vicenda che li riguarda, chiedono che «venga loro data la possibilità di poter fare nuovamente domanda di mobilità, volontaria questa volta, e che venga loro garantito nuovamente il diritto alle assegnazioni provvisorie per poter restare nelle vicinanze dei propri luoghi di residenza. Solo così potrà iniziare un’azione concreta che ponga rimedio ad una enorme ingiustizia. Non è possibile pensare che si riveda la legge 107 senza che vengano definitivamente abolite le disparità e le differenze giuridiche oggi in atto tra lavoratori dello stesso settore».
Dopo la protesta di ieri si attende l’esito di un appuntamento in programma oggi, al ministero, dove «le maggiori sigle sindacali si incontreranno per discutere i nodi centrali del futuro contratto per la mobilità dei docenti».
Il faro da perseguire parlando della mobilità, evidenziano i Nastrini rossi, deve essere «prioritariamente quello di rimediare ad un errore, ripristinando equità e giustizia attraverso la deroga al vincolo sia per il trasferimento che per la possibilità di produrre domanda di Assegnazione Provvisoria nel prossimo anno scolastico. Il Sud», aggiungono, «ha bisogno dei suoi docenti e i suoi docenti hanno bisogno di serenità per svolgere al meglio la propria missione a scuola».
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