I due vertici Asl indagati per una mancata nomina

Asl lasciata senza direttore della prevenzione nonostante ci fossero 3 candidati Per la Procura, il vuoto gestionale ha contribuito al dilagare di oltre mille contagi
PESCARA. È la mancata nomina del direttore del dipartimento di prevenzione il punto centrale dell’inchiesta in corso che ha travolto i vertici della Asl di Pescara. Prendono così forma le accuse che la procura di Pescara (pm Anna Benigni e Luca Sciarretta), in relazione al dilagare dei contagi da Covid, rivolge al direttore generale dell'azienda sanitaria, Vincenzo Ciamponi, e al direttore sanitario Antonio Caponetti, che fino al luglio dello scorso anno ha svolto anche le funzioni di direttore generale.
Contestazioni che finiscono però per essere incentrate più che sulle cause che avrebbero determinato l'aumento dei contagi, sul ruolo svolto in particolare da Caponetti, che diventa l'uomo nel mirino dei magistrati.
LA MANCATA NOMINA Tutto ruota, come si diceva, attorno alla mancata nomina del direttore del dipartimento di prevenzione. Questa sarebbe la causa principale di tutto ciò che sta accadendo in regime di pandemia a Pescara e provincia, dove la variante inglese ha ormai preso il sopravvento: almeno è questo su cui punta la procura, stando alle accuse mosse ai due indagati che mercoledì prossimo verranno sottoposti ad interrogatorio.
IPOTESI TRUFFA Lo si capisce chiaramente dai reati contestati, che vanno dall'abuso d’ufficio alla pandemia colposa, con una appendice di truffa che riguarda il solo Caponetti, anche se la figura di Ciamponi, coindagato per tutti i reati, è quella di chi avrebbe dovuto operare un controllo sull’attività del direttore sanitario. Tanto è vero che i magistrati citano anche due articoli della Costituzione, il 97 e il 54 nel sostenere che i due «non provvedevano alla nomina del direttore della prevenzione, incarico vacante dal luglio del 2017 e di strategica importanza nella fase di gestione dell'emergenza pandemica da Covid». E questo, nonostante dal maggio 2020 il comitato di dipartimento avesse indicato una rosa di tre candidati, così «procurando a Caponetti un ingiusto vantaggio patrimoniale costituito dal continuare a percepire, a far data dal mese di agosto 2020, l'indennità mensile lorda aggiuntiva di 1.200 euro, riconosciuta al direttore del dipartimento, ruolo che di fatto Caponetti nel frattempo non svolgeva, ed arrecando un ingiusto danno sia ai candidati alla nomina al dipartimento di prevenzione, sia all'intera struttura organizzativa». Di qui l'ipotesi di truffa.
I CONTAGI E dunque questa mancata nomina sarebbe alla base, come concausa, del dilagare dell’epidemia. Ciamponi non avrebbe assicurato il buon andamento dell’azione amministrativa, e Caponetti la gestione delle attività sanitarie, «non promuovendo l’accesso tempestivo ed appropriato ai servizi». E questo perché il direttore del dipartimento prevenzione che non è stato ancora nominato, ha un ruolo «di rilievo strategico nella gestione della pandemia, avendo fra gli altri lo specifico compito di organizzare il complesso di attività di “contact tracing”, volte ad identificare e gestire i contatti dei casi probabili o confermati di Covid, individuare e isolare rapidamente i casi secondari al fine di intervenire e interrompere la catena di trasmissione del contagio». Dunque, per questi motivi, i due indagati avrebbero così concorso «a cagionare, per colpa, l’aggravarsi della pandemia da Covid nel territorio di competenza della Asl di Pescara». Ed ecco che si entra nel vivo dei possibili motivi del dilagare del contagio nella contestazione di epidemia colposa.
MANCATO TRACCIAMENTO «In particolare», scrivono i pm nel capo di imputazione, «stante la perdurante vacanza del ruolo apicale del dipartimento di prevenzione, venivano a crearsi all'interno del suddetto dipartimento gravi criticità organizzative e gestionali nelle attività di individuazione e isolamento dei casi positivi al Covid con conseguente ritardo delle successive attività di contatto e isolamento dei “contatti stretti” dei positivi, che comportavano il mancato tracciamento, e quindi isolamento, di più di mille pazienti positivi al Covid e, da ultimo, il propagarsi della pandemia sul territorio».
LA DIFESA Adesso il compito dell'avvocato Tommaso Marchese, che assiste i due indagati, è quello di assemblare tutta la documentazione esistente a riguardo per di sostenere il contrario: e cioè che queste attività sarebbero comunque state svolte dai vertici della Asl.
NAS ALLA ASL Ma le indagini proseguono e i carabinieri del Nas martedì scorso sono tornati di nuovo alla Asl per acquisire un’altra montagna di carte e documenti per verificare sempre tutte le attività svolte in tempo di pandemia ed aggiornarle ad oggi.
FILONE VACCINI Nello stesso tempo, sempre i Nas, stanno anche continuando a monitorare l'attività vaccinale, che rappresenta l’altro filone di indagini della procura sui “furbetti del vaccino”: quelli che, pur non essendo stati inseriti nel piano nazionale, avrebbero usufruito della dose.
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